Editoriali
El Nino a livelli record, autunno piuttosto mite mentre l’inverno potrebbe riservare sorprese
lunedì 21 settembre 2015
Lo scenario meteorologico euro mediterraneo, nell’estate/autunno 2015, è stato e continuerà ad essere fortemente condizionato dalla presenza del fenomeno climatico El Nino. Quest’ultimo infatti, presente sull’oceano Pacifico, modifica l’assetto termico e barico del binomio oceano/atmosfera, producendo una serie di effetti a catena a livello globale che, sull’area euro mediterranea di nostro interesse, tendono a favorire una circolazione atmosferica mite e non particolarmente piovosa, se non per brevi periodi. Se poi si tiene conto che, probabilmente, durante le prossime settimane, l'intensità del fenomeno raggiungerà valori record, o comunque molto elevati, con tempi di rientro dell’anomalia che inevitabilmente si allungano, non è escluso che questa fase sostanzialmente calda per l'Italia si protragga anche alla seconda parte dell'autunno ed addirittura fino ad inizio inverno.
Premesso questo però, non è detto che l’inverno 2015/2015 sia in generale caldo, anzi, come riportato in alcuni recenti articoli, nei più intensi eventi di El Nino dal dopoguerra ad oggi abbiamo risultati per certi versi sorprendenti, ossia inverni per l’Italia più freddi e nevosi della norma, specie per la dorsale appenninica. Probabilmente ciò è dovuto non solo al fenomeno El Nino dato che i riflessi condizionanti nell’area euro atlantica sono si significativi ma non determinanti in senso assoluto come invece avviene in area pacifica, però se questa variabile climatica trova corrispondenza con altre variabili climatiche favorevoli ad un inverno abbastanza freddo e nevoso in ambito euro mediterraneo, le sorprese durante la prossima stagione invernale saranno assicurate. Per ora, come ripetuto più volte, è ancora presto per valutare tutta una serie di variabili che concorrono all’andamento dell’inverno, ma quelle attualmente disponibile, riguardanti soprattutto le temperature superficiali degli oceani sono orientate a favorire uno schema climatico che confermerebbe una maggiore probabilità d’incursioni del fronte freddo verso latitudini meridionali, mediterranee.

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Lo schema di cui stiamo parlando vedrebbe l’alternanza tra un’area anticiclonica posizionata a latitudini medio alte sull’Europa ed un’area anticiclonica atlantica in espansione, di tanto in tanto, verso il mar Mediterraneo centrale. Ciò significa, in pratica, non una notevole frequenza, come numero, di perturbazioni sull’Italia, ma l’arrivo a periodi scanditi abbastanza lungi di impulsi perturbati nord atlantici, sostanzialmente freschi, ed impulsi di aria fredda provenienti invece dall’Europa nord orientale. In entrambi i casi si favorirebbero ciclogenesi mediterranee che insisterebbero per più giorni sull’Italia fin quasi al loro esaurimento ed al sopraggiungere di un miglioramento anticiclonico. Più in specifico le perturbazioni nord atlantiche raggiungerebbero il bacino centrale del mar Mediterraneo nelle fasi in cui l’anticiclone nord Europeo tendesse ad arretrare e l’anticiclone atlantico, almeno inizialmente, non tendesse a spingersi troppo verso oriente. Mentre gl’impulsi di aria fredda provenienti dall’Europa nord orientale sarebbero favoriti nella loro discesa sul mar Mediterraneo centrale nel caso in cui l’anticiclone nord europeo tendesse a rafforzarsi tra Scandinavia e Germania.
Dovessero essere confermati questi scenari, con ciclogenesi mediterranee prodotte da impulsi di aria fredda provenienti da nord ovest e/o da nord est, come scritto in precedenza, sarebbe la dorsale appenninica più delle Alpi a beneficiare di nevicate consistenti. Nelle fasi con ciclogenesi da impulso freddo nord atlantico, spesso con centro depressionario sul medio alto mar tirreno, l’Appennino centro settentrionale sarebbe quello più interessato da nevicate fino a quote medio basse mentre l’Appennino meridionale risentirebbe comunque, almeno inizialmente, del flusso di correnti più miti ed umide sud occidentali prefrontali. Nelle fasi in cui la ciclogenesi fosse causata dall’arrivo di un impulso di aria fredda proveniente dall’Europa orientale, quindi con probabile centro depressionario sul medio mar Adriatico o sui mari meridionali, sarebbero i versanti adriatici dell’Appennino centrale soprattutto l’Appennino meridionale a beneficiare delle più abbondanti nevicate mentre sull’Appennino settentrionale prevarrebbero le correnti fredde ma ben più asciutte nord orientali.
Non resta quindi che attendere qualche settimana per avere più dati in merito e quindi idee più chiare, per ora godiamoci questo mite autunno, con giornate splendide per le passeggiate tra i caldi colori della vegetazione e, nelle zone dove avremo sufficienti piogge, ideali per qualche giro in cerca di funghi.
 
Sole, caldo e qualche temporale, specie nella settimana di Ferragosto
mercoledì 05 agosto 2015
Gran parte dell’estate mediterranea 2015, specie luglio ed agosto, è stata e sarà fortemente condizionata dal fenomeno El Niño che, secondo le rilevazioni degli ultimi giorni, ha raggiunto livelli d’intensità elevati, classificato quindi come “strong” (forte). Sullo scenario euro mediterraneo infatti, il riposizionamento delle grandi circolazioni di alta e bassa pressione a livello planetario, dovute all’interazione oceano – atmosfera in fase El Niño strong, determina un’ anomala risalita verso nord dell’ITCZ, acronimo di zona di convergenza intertropicale, anche nota come fronte intertropicale. Questa fascia, posta poco al di sotto del Sahara ed interposta tra l’area desertica nord africana e l’area pluviale equatoriale centrafricana, risalendo verso nord comporta la contemporanea risalita verso nord dell’anticiclone afro mediterraneo che, dal cuore dell’Africa sahariana, trasporta masse d’aria molto calda fin sull’Europa mediterranea ed in taluni casi anche più a nord.
In questa fase stagionale quindi, le rilevazioni reali ci indicano un ITCZ spostatosi più a nord della norma sotto l’effetto forzante di El Niño, anzi in alcuni settori, specie quelli più occidentali, ha raggiunto latitudini quasi record. Ciò comporta abbondanti ed anomale precipitazioni sui settori sud occidentali del deserto del Sahara mentre intense ondate di caldo sui paesi che si affacciano sul bacino centro occidentale del mar Mediterraneo ad iniziare da Spagna e Francia.
Per i prossimi giorni come anche per le prossime due settimane, le proiezioni indicano ancora un ITCZ su posizioni piuttosto settentrionali e quindi un anticiclone afro mediterraneo ancora molto ingerente sui paesi euro mediterranei centro occidentali. Probabilmente, dato che El Niño rimarrà strong almeno fino in autunno ed i tempi di reazione sui settori euro mediterranei sono normalmente ritardati di alcune settimane, ci aspetta ancora una lunga estate con possibili ondate di caldo fuori stagione anche in settembre ed ottobre, solo temporaneamente interrotte da passaggi temporaleschi, anche intensi, ma di media o breve durata, prodotti da impulsi perturbati nord atlantici che sfrutteranno gl’intervalli in cui il promontorio anticiclonico afro mediterraneo si sposterà dall’Italia e la penisola balcanica verso Spagna e Francia.
Detto questo, osserviamo come il veloce e debole impulso perturbato atlantico transitato sul bacino centrale del mar Mediterraneo negli ultimi giorni, abbia portato solo pochi, anche se intensi, temporali con un contenuto calo termico, tant’è che i valori delle temperature massime non sono scesi sotto i 30°C se non nelle aree interessate da nuvolosità più compatta ed ancor più da precipitazioni. In generale, com’è naturale nella fase estiva centrale, le aree che hanno beneficiato delle maggiori precipitazioni sono quelle montane, Appennino compreso, dove quindi è stata percepita maggiormente una certa attenuazione del caldo.
Image Attualmente il promontorio anticiclonico afro mediterraneo sta di nuovo irrobustendosi dal bacino occidentale del mar Mediterraneo verso l’Italia, specie sulle regioni centro settentrionali, mentre sul basso bacino centrale del mar Mediterraneo resiste, soprattutto in quota, una blanda circolazione depressionaria che interessa soprattutto l’estremo sud Italia, dove è presente una residua, debole instabilità atmosferica pomeridiana, specie in Appennino. Tale situazione si evolverà molto lentamente, probabilmente non assisteremo a sostanziali cambiamenti almeno fino al prossimo fine settimana quando c’è la possibilità che il promontorio anticiclonico afro mediterraneo indietreggi un po’ favorendo da una parte un lieve avanzamento verso nord, fin sulle regioni centrali italiane, della blanda circolazione depressionaria in quota presente sopra il basso bacino centrale del mar Mediterraneo, dall’altra l’arrivo dalla Francia di un piccolo nucleo perturbato nord atlantico evidente soprattutto in quota.
Attualmente è difficile stabilire in maniera esatta il movimento di queste due piccole perturbazioni in quota che tra l’altro si muovono sostanzialmente in un regime anticiclonico caratterizzato da aria calda ed umida, però di certo assisteremo ad un lieve o moderato aumento dell’instabilità atmosferica, a partire da sabato 8 agosto, prima sull’Appennino meridionale e poi anche su quello settentrionale e parte di quello centrale. A mattinate soleggiate quindi, seguiranno pomeriggi nuvolosi con rovesci sparsi e locali temporali, anche intensi, specie sui versanti tirrenici. Certamente se i due piccoli impulsi perturbati dovessero unirsi in maniera compiuta e soprattutto se l’impulso proveniente dalla Francia dovesse transitare dalle Alpi occidentali sulle regioni centrali italiane, l’instabilità atmosferica risulterebbe un po’ più accesa e duratura, fino ad arrivare ai giorni a ridosso del Ferragosto quando un ulteriore impulso di aria fresca atlantica sopraggiungerebbe sul bacino centrale del mar Mediterraneo riattivando l'instabilità atmosferica sull'Italia.
In generale comunque, per l’Appennino e per tutta l’Italia, sarà ancora un’estate lunga e calda, con temporali prodotti, come nel caso appena descritto, da piccoli impulsi perturbati che riescono ad infiltrarsi in un regime circolatorio che tenderà sempre a riprodurre un promontorio anticiclonico afro mediterraneo. Il calo termico, o meglio l’attenuazione del caldo dovuta a questi temporali, sarà temporanea e limitata al massimo ad una settimana, naturalmente più evidente nelle aree appenniniche maggiormente colpite dai temporali più intensi.
 
Vivace instabilità atmosferica e fresco per tutta la terza decade di maggio e la prima di giugno
mercoledì 20 maggio 2015
Durante le prime due decadi di maggio sono state registrate almeno due ondate di caldo di una certa intensità, inoltre in termini precipitativi possiamo definire lo stesso periodo come mediamente siccitoso per l’Appennino. I primi tepori estivi però, se troppo prematuri, spesso possono nascondere insidie o più semplicemente un traumatico ritorno alla realtà. Il motivo per cui accade ciò, specie quest’anno, va ricercato nella “ritardata implosione” del Vortice Polare, avvenuta tra la fine di aprile e la prima metà di maggio. Attualmente quest’ultimo risulta a dir poco dissestato, se non addirittura deflagrato, con nuclei depressionari disposti in ordine sparso per il nostro emisfero. Se poi per cause climatiche specifiche, legate alle temperature superficiali oceaniche e non solo, l’anticiclone atlantico si mantiene ad ovest delle coste occidentali europee, risulta piuttosto facile che qualcuno di questi “pezzi” di Vortice Polare tendano a trovare spazio a latitudini più meridionali, nel nostro caso tra Groenlandia, Scandinavia e regioni alpine, con diretto interessamento dell’Italia.
Tale scenario, a fasi alterne, potrebbe persistere per tutta l’ultima fase della primavera ed anche per la prima parte dell’estate, dato che l’annunciato fenomeno del Nino, probabilmente anche piuttosto intenso, non entrerà in fase, o meglio non riuscirà ad influenzare l’estate italiana fino almeno a luglio. Poi non è escluso, se non addirittura probabile, che si possa passare ad una seconda parte dell’estate completamente diversa, ossia caratterizzata da lunghe fasi soleggiate e piuttosto calde, addirittura perduranti fino a settembre.
Image Ciò premesso, e tornando più sul breve termine, notiamo come in queste ore la pressione atmosferica sul bacino centrale del mar Mediterraneo sia in calo per l’avvicinamento di una vasta ed intensa area depressionaria che con correnti umide ed instabili sud occidentali già interessa le regioni alpine dove sono in corso, almeno da 36/48 ore, fenomeni piovosi spesso a carattere di rovescio o temporale. Nelle prossime ore poi, l’arrivo, attraverso la Francia, sui mari occidentali italiani di un corposo nucleo di aria fredda nord atlantica, darà luogo alla formazione di un nuovo centro depressionario sopra il mar Ligure. Tale nuovo sistema di bassa pressione attraverserà l’Italia, da nord ovest a sud est, tra giovedì 21 e sabato 23 maggio, producendo molte nubi e frequenti precipitazioni, a tratti intense, spesso a carattere di rovescio o temporale.In Appennino potrebbe tornare a nevicare fin sui 1600 – 1800 metri di quota. Miglioramento atmosferico nella giornata di domenica 24 maggio a partire dalle regioni occidentali italiane, per l’indebolimento e l’allontanamento ad oriente dei settori più attivi del sistema depressionario.
Tra lunedì 25 e martedì 26 maggio situazione decisamente più tranquilla un po’ su tutta l’Italia, con solo una debole instabilità atmosferica pomeridiana, specie a ridosso dei rilievi montuosi, temperature in aumento. Durante la seconda metà della prossima settimana probabile l’arrivo di una nuova perturbazione nord atlantica con formazione di un centro depressionario sui mari occidentali italiani ed instabilità atmosferica in aumento tra mercoledì 27 e venerdì 29 maggio, poi migliora nel fine settimana. Una terza fase perturbate potrebbe iniziare intorno all’1 o 2 giugno, anche in questo caso sarà causata da una perturbazione nord atlantica con prima fase caratterizzata da correnti miti ed umide meridionali ed una seconda fase caratterizzata da precipitazioni prevalentemente temporalesche, temperature in calo e venti che tenderanno a provenire dai quadranti settentrionali.
 
L’inverno appenninico continua, da giovedì 5 marzo ancora nevicate abbondanti e freddo.
giovedì 26 febbraio 2015
Martedì 24 febbraio un nuovo intenso fronte freddo nord atlantico ha raggiunto il bacino centrale del mar Mediterraneo favorendo la formazione di un intenso sistema depressionario centrato sul mar Ligure. Su gran parte d’Itali un nuovo generale peggioramento atmosferico ha quindi caratterizzato la prima metà della settimana in corso. Solo le regioni alpine sono state interessate marginalmente da nubi e precipitazioni che, attualmente, ancora insistono soprattutto sull’Emilia Romagna, centro adriatico e sud Italia. L’afflusso di aria fredda nord atlantica ed il conseguente generalizzato calo termico ha portato nuove abbondanti nevicate lungo l’Appennino, con fiocchi scesi fin sui 500 – 700 metri di quota sui settori settentrionali, 700 – 1000 metri su quelli centrali, 1000 – 1300 metri sulla dorsale appenninica meridionale. Ciò ha consolidato il già ottimo innevamento presente lungo tutto l’Appennino da fine gennaio.
Nei prossimi giorni, comunque, assisteremo ad un generale miglioramento atmosferico grazie all’indebolimento ed allo spostamento prima verso sud poi verso oriente fin sopra la Grecia, del sistema depressionario che ancora staziona sopra l’Italia. L’alta pressione atlantica non riuscirà però ad espandersi in maniera risolutiva sul bacino centrale del mar Mediterraneo dove continueranno a transitare veloci ma deboli impulsi perturbati nord atlantici. Sull’Italia avremo quindi condizioni atmosferiche relativamente dinamiche, con rasserenamenti alternati ad annuvolamenti anche intensi ma generalmente temporanei e scarsamente produttivi in termini di precipitazioni. Solo sul sud Italia, almeno inizialmente, le nubi risulteranno più insistenti ed in grado di produrre qualche precipitazione in più, a causa della residua influenza del sistema depressionario in spostamento sulla Grecia. Questa situazione, fino a domenica 1° marzo, non permetterà un sostanzioso rialzo termico, un po’ per le possibili gelate notturne, poi anche per gli annuvolamenti diurni che potranno limitare il soleggiamento. Tra lunedì 2 e martedì 3 marzo le temperature aumenteranno temporaneamente, specie al nord e sulle regioni tirreniche, grazie a correnti nord occidentali che, impennandosi nell’impattare sull’arco alpino, ricadranno sul territorio italiano comprimendosi, con conseguente deumidificazione e riscaldamento.
Image Un nuovo deciso peggioramento atmosferico da mercoledì 4 marzo quando assisteremo ad una improvvisa e rapida espansione verso nord dell’anticiclone atlantico con conseguente discesa sul bacino centro occidentale del mar Mediterraneo di un fronte freddo nord atlantico che favorirà la formazione di un nuovo centro depressionario sul mar Ligure. Questo nuovo centro depressionario, nella giornata di giovedì 5 marzo, scenderà sul centro Italia approfondendosi notevolmente e richiamando a se impulsi di aria fredda artica provenienti dal mar di Norvegia. Conseguenza diretta sarà la formazione di nuvolosità intensa prima al centro nord poi al sud con contemporaneo calo termico, le precipitazioni più abbondanti sono attese sulle regioni centro settentrionali adriatiche, al sud ed in generale lungo tutta la dorsale appenninica dove nevicherà fino a quote basse. Venerdì 6 marzo il centro depressionario sarà sul Gargano con l’Italia centro settentrionale e parte del sud investiti da correnti molto fredde nord orientali, la neve potrà cadere fin sulle coste o l’immediato entroterra delle regioni adriatiche con accumuli ancora più abbondanti in Appennino.
Nei giorni successivi poi è altamente probabile che l’anticiclone atlantico possa unirsi, con asse sud ovest – nord est, con un anticiclone in irrobustimento sulla Russia nord occidentale, conseguentemente alle correnti miti ed umide nord atlantiche sarà preclusa la strada verso l’Italia almeno fino a domenica 8 marzo, mentre continuerà ad affluire aria fredda dall’Europa nord orientale un po’ su tutte le regioni italiane. Successivamente potrebbe filtrare, attraverso la Francia, un debole impulso perturbato nord atlantico che, però, non farebbe altro che rinvigorire la circolazione depressionaria sopra l’Italia. Probabilmente un significativo miglioramento atmosferico, in particolare una riduzione dell’afflusso di aria fredda, sarà possibili solo dopo martedì 10 marzo.
 
Ultima decade di gennaio che si prospetta alquanto nevosa per tutta la dorsale appenninica.
lunedì 19 gennaio 2015
L’intensa fase fredda tra fine dicembre 2014 ed inizio gennaio 2015 rimane per ora l’unica di un inverno italiano ancora povera di neve sia per le Alpi che per l’Appennino. Nelle ultime ore parte dell’arco alpino italiano si è rimesso “in carreggiata”, grazie ad una perturbazione nord atlantica che ha portato nevicate, anche abbondanti, soprattutto sui settori centro orientali delle Alpi. Per l’Appennino invece resta l’attesa che però, sulla base delle ultime proiezioni dei modelli meteorologici, sembra giunta al termine.
Nelle ultime ore infatti, la circolazione depressionaria formatasi sopra l’Italia con l’arrivo della perturbazione nord atlantica precedentemente menzionata, ha posizionato il proprio centro sul medio basso Tirreno producendo nubi e precipitazioni che interessano soprattutto il centro sud Italia con qualche nevicata a quote medie sull’Appennino centrale, a quote medio alte sull’Appennino meridionale. Domani lunedì 19 gennaio la perturbazione tenderà ad indebolirsi rapidamente fino, praticamente a dissolversi, ciò favorirà un miglioramento atmosferico su tutta l’Italia con una residua nuvolosità soprattutto al centro sud ma scarse precipitazioni.
Il miglioramento atmosferico, comunque, durerà poco, da martedì 20 gennaio una saccatura alimentata da aria fredda nord atlantica avanzerà sull’Italia da occidente portando le prime precipitazioni. Mercoledì 21 gennaio, ai primi cenni di indebolimento della circolazione depressionaria posizionata sopra il bacino centro occidentale del mar Mediterraneo e centrata sulla Sardegna, dall’Inghilterra e la Francia sopraggiungerà un nuovo vortice depressionario nord atlantico a carattere freddo che rinvigorirà l’intera bassa pressione con centro depressionario in approfondimento, nella giornata di giovedì 22 gennaio, sopra la Sardegna.
Image L’intera dorsale appenninica quindi, soprattutto tra mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, sarà interessata da molte nubi e precipitazioni frequenti, localmente intense, nevose fin sugli 800 – 1200 metri di quota sull’Appennino settentrionale, fin sui 1200 – 1400 metri di quota sull’Appennino centrale e fin sui 1400 – 1600 metri di quota sull’Appennino meridionale. I venti non saranno troppo intensi, quindi sarà molto più difficile che il manto nevoso nei versanti esposti venga spazzato via come spesso accaduto con l’irruzione di aria fredda di fine dicembre 2014.
Nel fine settimana tra venerdì 23 e domenica 25 gennaio il centro del sistema depressionario si posizionerà sopra il sud Italia, quindi le correnti sulla penisola italiana passeranno da sud occidentale a nord orientali, nuove frequenti precipitazioni sono attese in questa fase soprattutto sui settori adriatici dell’Appennino centro meridionale. Sempre durante il prossimo fine settimana assisteremo anche ad un tentativo di unione tra l’anticiclone atlantico e l’anticiclone che staziona sui settori russo siberiani occidentali, ciò comporterà un maggiore afflusso di aria fredda verso l’Italia anche se, per ora, non è stimabile la quantità di aria fredda che affluirà sulla nostra penisola dato che questa stima è legata alle probabilità di successo di una solida unione tra l’anticiclone atlantico e quello russo siberiano.
Tra venerdì 23 e domenica 25 gennaio assisteremo probabilmente a nuove abbondanti nevicate lungo l’Appennino, specie sui versanti adriatici per la presenza di correnti essenzialmente orientali. Le quote delle nevicate si abbasseranno leggermente rispetto ai giorni precedenti. Unica insidia in questo caso sarà il vento, proveniente dai quadranti nord orientali ed in rinforzo..
Gli ultimi giorni del mese di gennaio poi, saranno probabilmente ancora condizionati dall’interazione tra correnti moderatamente fredde ed instabili nord atlantiche e correnti un po’ più fredde provenienti dall’Europa orientale, quindi con persistenza di una circolazione depressionaria sopra l’Italia, favorevole alla produzione di nubi e precipitazioni sparse, nevose intorno ai 600 – 1000 metri sull’Appennino settentrionale, 1000 – 1400 metri sull’Appennino centrale, 1400 – 1700 metri sull’Appennino meridionale, anche se non è da escludere che, grazie ad un maggior afflusso di aria fredda da nord est, i fiocchi di neve possano scendere anche 200/400 metri più in basso.
 
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