Editoriali
Vivace instabilità atmosferica e fresco per tutta la terza decade di maggio e la prima di giugno
mercoledì 20 maggio 2015
Durante le prime due decadi di maggio sono state registrate almeno due ondate di caldo di una certa intensità, inoltre in termini precipitativi possiamo definire lo stesso periodo come mediamente siccitoso per l’Appennino. I primi tepori estivi però, se troppo prematuri, spesso possono nascondere insidie o più semplicemente un traumatico ritorno alla realtà. Il motivo per cui accade ciò, specie quest’anno, va ricercato nella “ritardata implosione” del Vortice Polare, avvenuta tra la fine di aprile e la prima metà di maggio. Attualmente quest’ultimo risulta a dir poco dissestato, se non addirittura deflagrato, con nuclei depressionari disposti in ordine sparso per il nostro emisfero. Se poi per cause climatiche specifiche, legate alle temperature superficiali oceaniche e non solo, l’anticiclone atlantico si mantiene ad ovest delle coste occidentali europee, risulta piuttosto facile che qualcuno di questi “pezzi” di Vortice Polare tendano a trovare spazio a latitudini più meridionali, nel nostro caso tra Groenlandia, Scandinavia e regioni alpine, con diretto interessamento dell’Italia.
Tale scenario, a fasi alterne, potrebbe persistere per tutta l’ultima fase della primavera ed anche per la prima parte dell’estate, dato che l’annunciato fenomeno del Nino, probabilmente anche piuttosto intenso, non entrerà in fase, o meglio non riuscirà ad influenzare l’estate italiana fino almeno a luglio. Poi non è escluso, se non addirittura probabile, che si possa passare ad una seconda parte dell’estate completamente diversa, ossia caratterizzata da lunghe fasi soleggiate e piuttosto calde, addirittura perduranti fino a settembre.
Image Ciò premesso, e tornando più sul breve termine, notiamo come in queste ore la pressione atmosferica sul bacino centrale del mar Mediterraneo sia in calo per l’avvicinamento di una vasta ed intensa area depressionaria che con correnti umide ed instabili sud occidentali già interessa le regioni alpine dove sono in corso, almeno da 36/48 ore, fenomeni piovosi spesso a carattere di rovescio o temporale. Nelle prossime ore poi, l’arrivo, attraverso la Francia, sui mari occidentali italiani di un corposo nucleo di aria fredda nord atlantica, darà luogo alla formazione di un nuovo centro depressionario sopra il mar Ligure. Tale nuovo sistema di bassa pressione attraverserà l’Italia, da nord ovest a sud est, tra giovedì 21 e sabato 23 maggio, producendo molte nubi e frequenti precipitazioni, a tratti intense, spesso a carattere di rovescio o temporale.In Appennino potrebbe tornare a nevicare fin sui 1600 – 1800 metri di quota. Miglioramento atmosferico nella giornata di domenica 24 maggio a partire dalle regioni occidentali italiane, per l’indebolimento e l’allontanamento ad oriente dei settori più attivi del sistema depressionario.
Tra lunedì 25 e martedì 26 maggio situazione decisamente più tranquilla un po’ su tutta l’Italia, con solo una debole instabilità atmosferica pomeridiana, specie a ridosso dei rilievi montuosi, temperature in aumento. Durante la seconda metà della prossima settimana probabile l’arrivo di una nuova perturbazione nord atlantica con formazione di un centro depressionario sui mari occidentali italiani ed instabilità atmosferica in aumento tra mercoledì 27 e venerdì 29 maggio, poi migliora nel fine settimana. Una terza fase perturbate potrebbe iniziare intorno all’1 o 2 giugno, anche in questo caso sarà causata da una perturbazione nord atlantica con prima fase caratterizzata da correnti miti ed umide meridionali ed una seconda fase caratterizzata da precipitazioni prevalentemente temporalesche, temperature in calo e venti che tenderanno a provenire dai quadranti settentrionali.
 
L’inverno appenninico continua, da giovedì 5 marzo ancora nevicate abbondanti e freddo.
giovedì 26 febbraio 2015
Martedì 24 febbraio un nuovo intenso fronte freddo nord atlantico ha raggiunto il bacino centrale del mar Mediterraneo favorendo la formazione di un intenso sistema depressionario centrato sul mar Ligure. Su gran parte d’Itali un nuovo generale peggioramento atmosferico ha quindi caratterizzato la prima metà della settimana in corso. Solo le regioni alpine sono state interessate marginalmente da nubi e precipitazioni che, attualmente, ancora insistono soprattutto sull’Emilia Romagna, centro adriatico e sud Italia. L’afflusso di aria fredda nord atlantica ed il conseguente generalizzato calo termico ha portato nuove abbondanti nevicate lungo l’Appennino, con fiocchi scesi fin sui 500 – 700 metri di quota sui settori settentrionali, 700 – 1000 metri su quelli centrali, 1000 – 1300 metri sulla dorsale appenninica meridionale. Ciò ha consolidato il già ottimo innevamento presente lungo tutto l’Appennino da fine gennaio.
Nei prossimi giorni, comunque, assisteremo ad un generale miglioramento atmosferico grazie all’indebolimento ed allo spostamento prima verso sud poi verso oriente fin sopra la Grecia, del sistema depressionario che ancora staziona sopra l’Italia. L’alta pressione atlantica non riuscirà però ad espandersi in maniera risolutiva sul bacino centrale del mar Mediterraneo dove continueranno a transitare veloci ma deboli impulsi perturbati nord atlantici. Sull’Italia avremo quindi condizioni atmosferiche relativamente dinamiche, con rasserenamenti alternati ad annuvolamenti anche intensi ma generalmente temporanei e scarsamente produttivi in termini di precipitazioni. Solo sul sud Italia, almeno inizialmente, le nubi risulteranno più insistenti ed in grado di produrre qualche precipitazione in più, a causa della residua influenza del sistema depressionario in spostamento sulla Grecia. Questa situazione, fino a domenica 1° marzo, non permetterà un sostanzioso rialzo termico, un po’ per le possibili gelate notturne, poi anche per gli annuvolamenti diurni che potranno limitare il soleggiamento. Tra lunedì 2 e martedì 3 marzo le temperature aumenteranno temporaneamente, specie al nord e sulle regioni tirreniche, grazie a correnti nord occidentali che, impennandosi nell’impattare sull’arco alpino, ricadranno sul territorio italiano comprimendosi, con conseguente deumidificazione e riscaldamento.
Image Un nuovo deciso peggioramento atmosferico da mercoledì 4 marzo quando assisteremo ad una improvvisa e rapida espansione verso nord dell’anticiclone atlantico con conseguente discesa sul bacino centro occidentale del mar Mediterraneo di un fronte freddo nord atlantico che favorirà la formazione di un nuovo centro depressionario sul mar Ligure. Questo nuovo centro depressionario, nella giornata di giovedì 5 marzo, scenderà sul centro Italia approfondendosi notevolmente e richiamando a se impulsi di aria fredda artica provenienti dal mar di Norvegia. Conseguenza diretta sarà la formazione di nuvolosità intensa prima al centro nord poi al sud con contemporaneo calo termico, le precipitazioni più abbondanti sono attese sulle regioni centro settentrionali adriatiche, al sud ed in generale lungo tutta la dorsale appenninica dove nevicherà fino a quote basse. Venerdì 6 marzo il centro depressionario sarà sul Gargano con l’Italia centro settentrionale e parte del sud investiti da correnti molto fredde nord orientali, la neve potrà cadere fin sulle coste o l’immediato entroterra delle regioni adriatiche con accumuli ancora più abbondanti in Appennino.
Nei giorni successivi poi è altamente probabile che l’anticiclone atlantico possa unirsi, con asse sud ovest – nord est, con un anticiclone in irrobustimento sulla Russia nord occidentale, conseguentemente alle correnti miti ed umide nord atlantiche sarà preclusa la strada verso l’Italia almeno fino a domenica 8 marzo, mentre continuerà ad affluire aria fredda dall’Europa nord orientale un po’ su tutte le regioni italiane. Successivamente potrebbe filtrare, attraverso la Francia, un debole impulso perturbato nord atlantico che, però, non farebbe altro che rinvigorire la circolazione depressionaria sopra l’Italia. Probabilmente un significativo miglioramento atmosferico, in particolare una riduzione dell’afflusso di aria fredda, sarà possibili solo dopo martedì 10 marzo.
 
Ultima decade di gennaio che si prospetta alquanto nevosa per tutta la dorsale appenninica.
lunedì 19 gennaio 2015
L’intensa fase fredda tra fine dicembre 2014 ed inizio gennaio 2015 rimane per ora l’unica di un inverno italiano ancora povera di neve sia per le Alpi che per l’Appennino. Nelle ultime ore parte dell’arco alpino italiano si è rimesso “in carreggiata”, grazie ad una perturbazione nord atlantica che ha portato nevicate, anche abbondanti, soprattutto sui settori centro orientali delle Alpi. Per l’Appennino invece resta l’attesa che però, sulla base delle ultime proiezioni dei modelli meteorologici, sembra giunta al termine.
Nelle ultime ore infatti, la circolazione depressionaria formatasi sopra l’Italia con l’arrivo della perturbazione nord atlantica precedentemente menzionata, ha posizionato il proprio centro sul medio basso Tirreno producendo nubi e precipitazioni che interessano soprattutto il centro sud Italia con qualche nevicata a quote medie sull’Appennino centrale, a quote medio alte sull’Appennino meridionale. Domani lunedì 19 gennaio la perturbazione tenderà ad indebolirsi rapidamente fino, praticamente a dissolversi, ciò favorirà un miglioramento atmosferico su tutta l’Italia con una residua nuvolosità soprattutto al centro sud ma scarse precipitazioni.
Il miglioramento atmosferico, comunque, durerà poco, da martedì 20 gennaio una saccatura alimentata da aria fredda nord atlantica avanzerà sull’Italia da occidente portando le prime precipitazioni. Mercoledì 21 gennaio, ai primi cenni di indebolimento della circolazione depressionaria posizionata sopra il bacino centro occidentale del mar Mediterraneo e centrata sulla Sardegna, dall’Inghilterra e la Francia sopraggiungerà un nuovo vortice depressionario nord atlantico a carattere freddo che rinvigorirà l’intera bassa pressione con centro depressionario in approfondimento, nella giornata di giovedì 22 gennaio, sopra la Sardegna.
Image L’intera dorsale appenninica quindi, soprattutto tra mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, sarà interessata da molte nubi e precipitazioni frequenti, localmente intense, nevose fin sugli 800 – 1200 metri di quota sull’Appennino settentrionale, fin sui 1200 – 1400 metri di quota sull’Appennino centrale e fin sui 1400 – 1600 metri di quota sull’Appennino meridionale. I venti non saranno troppo intensi, quindi sarà molto più difficile che il manto nevoso nei versanti esposti venga spazzato via come spesso accaduto con l’irruzione di aria fredda di fine dicembre 2014.
Nel fine settimana tra venerdì 23 e domenica 25 gennaio il centro del sistema depressionario si posizionerà sopra il sud Italia, quindi le correnti sulla penisola italiana passeranno da sud occidentale a nord orientali, nuove frequenti precipitazioni sono attese in questa fase soprattutto sui settori adriatici dell’Appennino centro meridionale. Sempre durante il prossimo fine settimana assisteremo anche ad un tentativo di unione tra l’anticiclone atlantico e l’anticiclone che staziona sui settori russo siberiani occidentali, ciò comporterà un maggiore afflusso di aria fredda verso l’Italia anche se, per ora, non è stimabile la quantità di aria fredda che affluirà sulla nostra penisola dato che questa stima è legata alle probabilità di successo di una solida unione tra l’anticiclone atlantico e quello russo siberiano.
Tra venerdì 23 e domenica 25 gennaio assisteremo probabilmente a nuove abbondanti nevicate lungo l’Appennino, specie sui versanti adriatici per la presenza di correnti essenzialmente orientali. Le quote delle nevicate si abbasseranno leggermente rispetto ai giorni precedenti. Unica insidia in questo caso sarà il vento, proveniente dai quadranti nord orientali ed in rinforzo..
Gli ultimi giorni del mese di gennaio poi, saranno probabilmente ancora condizionati dall’interazione tra correnti moderatamente fredde ed instabili nord atlantiche e correnti un po’ più fredde provenienti dall’Europa orientale, quindi con persistenza di una circolazione depressionaria sopra l’Italia, favorevole alla produzione di nubi e precipitazioni sparse, nevose intorno ai 600 – 1000 metri sull’Appennino settentrionale, 1000 – 1400 metri sull’Appennino centrale, 1400 – 1700 metri sull’Appennino meridionale, anche se non è da escludere che, grazie ad un maggior afflusso di aria fredda da nord est, i fiocchi di neve possano scendere anche 200/400 metri più in basso.
 
Ottime prospettive per l'inverno appenninico. Buone occasioni per nevicate già a dicembre.
mercoledì 03 dicembre 2014
Gli ultimi dati ci presentano uno scenario climatico euro atlantico mediterraneo che sta progressivamente mutando impostazione, molti indici e fattori climatici sono già cambiati ed altri lo faranno presto. Per rendere più comprensibile ai più quanto stiamo per dire, tralasceremo argomentazioni tecniche riguardanti indici (teleconnettivi) come SAI, PDO, AO/NAO, NINO e QBO etc. (riguardanti le temperature superficiali oceaniche, la copertura nevosa emisferica, la circolazione atmosferica in stratosfera etc.), che intervengono in maniera diretta sulle sorti della stagione invernale europea imponendo configurazioni bariche più o meno favorevoli a correnti occidentali atlantiche o correnti settentrionali artiche, quindi ad un inverno più o meno freddo. Oggettivamente, quello 2014/2015, è un inverno difficile da leggere in chiave climatologica ancora oggi che abbiamo tra le mani molti più dati aggiornati a ridosso della stagione, e ciò avvalora ancor più la totale inaffidabilità delle proiezioni fatte durante l’ultima estate da alcuni siti meteo commerciali con ipotesi di gelo epico ed inverno più freddo degli ultimi 50 anni per l’Italia. Noi comunque proviamo a fare delle ipotesi su elementi concreti, grazie ad una climatologia che negli ultimi anni sta compiendo passi da gigante.
Dopo questa premessa, iniziamo con il dire che la maggior parte degli indici climatici precedentemente elencati non depongono a favore di un inverno simile a quello avuto lo scorso anno, quindi piuttosto mite e piovoso, non risultano neanche favorevoli ad una circolazione atmosferica euro mediterranea del tipo avuto nelle ultime settimane novembrine. In generale pensiamo possa essere un inverno un po’ più freddo delle medie degli ultimi 30 anni (comunque un po’ più elevate rispetto alle medie 1970 – 2000) e con precipitazioni poco superiori alla norma. Già da queste prime considerazioni si può intuire che, probabilmente, avremo un inverno favorevole alle nevicate in montagna ma non solo. Probabilmente le precipitazioni saranno più frequenti ma anche le temperature meno fredde durante la prima parte, tra dicembre e metà gennaio, più asciutta e fredda invece la seconda parte, tra metà gennaio e marzo. Naturalmente stiamo parlando del trimestre invernale che per la statistica meteorologica inizia il 1° dicembre e termina a fine febbraio.

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Nello specifico ci attendiamo una prima significativa svolta invernale durante i giorni dell’Immacolata. In questa fase inizieremo ad assistere al rafforzamento dell’anticiclone Atlantico a ridosso delle coste iberiche ed inglesi, conseguentemente sull’Europa centro occidentale inizieranno ad affluire correnti più fredde, prima da nord ovest poi da nord, attirate sull’Italia da sistemi depressionari che si formeranno sul bacino centrale del mar Mediterraneo per il contrasto tra l’aria fredda artica marittima e l’aria mite umida mediterranea. Le precipitazioni saranno meno abbondanti di quelle avute in novembre ma le temperature più fredde favoriranno le nevicate a quote comprese tra i 1000 ed i 1500 metri anche in Appennino, temporaneamente anche più in basso. Tale situazione si protrarrà, a fasi alterne, fino alla fine della seconda decade di dicembre con anche le prime gelate nelle fasi di “calma” contraddistinte da rasserenamenti notturni. Nei giorni che precedono il Natale potremmo assistere ad un primo, temporaneo, ponte di Wejkoff (dopo una breve fase di North Atlantic Blocking come mostra l’immagine esempio), ossia all’unione tra l’anticiclone atlantico e quello russo, con isolamento di una bassa pressione a carattere freddo nei pressi dell’Italia. Gli ultimi giorni dell’anno sembrerebbe poi probabile l’affermazione dell’alta pressione sui settori euro mediterranei centro occidentali con sereno e gelate diffuse soprattutto sull’Italia centro settentrionale. Ad inizio gennaio l’anticiclone dovrebbe ritirarsi ad ovest ed inizieranno a prevalere le correnti settentrionali con impulsi di aria fredda prima diretti sui Balcani poi sull’Italia con formazione di basse pressioni sul bacino centrale del mar Mediterraneo.
Per quanto riguarda le proiezioni maggiormente dettagliate ci fermiamo qui, alla prima decade di gennaio, per la seconda parte dell’inverno ci limiteremo, nella parte finale di questo articolo, a a fornire indicazioni più generali che implementeranno quanto già detto. Naturalmente verificheremo ed aggiorneremo le nostre ipotesi nelle prossime settimane seguendo passo dopo passo la stagione.
Durante la seconda decade di gennaio non è da escludere un ritorno, temporaneo, delle correnti atlantiche che, comunque, potrebbero favorire nevicate fino a quote basse al nord (con la conca padana ben raffreddata) ed a quote medie od al massimo medio alte lungo l’Appennino. Tra l’ultima decade di gennaio ed il mese di febbraio alternanza di fasi nord atlantiche fredde e fasi contraddistinte da irruzioni di aria fredda artica marittima seguita da aria continentale, grazie alla rotazione oraria di promontori anticiclonici nord atlantici (in iniziale posizione di North Atlantic Blocking come mostra l’immagine sopra). Probabili una o due corpose irruzioni di aria molto fredda continentale. Naturalmente non avremo sempre un regime depressionario sul bacino centrale del mar Mediterraneo, le fasi instabili saranno separate da fasi anticicloniche di media o breve durata, dai 3 ai 7 giorni.
 
Novembre inizia con sole e temperature elevate ma poi tornano le piogge, anche abbondanti.
giovedì 30 ottobre 2014
Il mese di ottobre, per l’Appennino, sta concludendosi con medie termiche elevate, fin oltre 2°C rispetto alla norma, mentre la pluviometria registra accumuli piuttosto irregolari, ben al di sopra delle medie su gran parte dei settori settentrionali, quantitativi generalmente inferiori alle medie sull’Appennino centrale e più o meno in linea su quello meridionale. Se si escludono questi ultimissimi giorni sui settori centro meridionali ed in precedenza, specie ad inizio mese, sui settori settentrionali, il mese è trascorso all’insegna della prevalenza di sole con temperature elevate, spesso su valori prossimi a quelli estivi, più caratteristici quindi di un mese come settembre che come ottobre. In generale comunque un mese che non cambia la sostanza del 2014, anno nel quale la stragrande maggioranza degli altri 9 mesi finora trascorsi ha registrato precipitazioni superiori alle medie, mentre termicamente conferma un’annata sostanzialmente calda, con uno scorso inverno quasi inesistente, una primavera piovosa e mite ed un estate piovosa ma con valori termici non troppo distanti dalle medie termiche.
Le proiezioni a lungo termine, attualmente, continuano a presentare scenari che escludono una improvvisa interruzione di questo trend, tra il 31 ottobre ed il 3 novembre, infatti, tornerà l’alta pressione, con correnti meridionali e temperature oltre le medie del periodo. Successivamente aumenteranno le nubi e torneranno le piogge, probabilmente anche in quantità notevoli sulle regioni tirreniche e soprattutto al nord ovest, ma ancora con correnti miti mediamente provenienti da sud o sud est, quindi, in poche parole, potremmo arrivare a metà novembre ancora con clima da metà d’ottobre. Per chi ama il caldo e chi, soprattutto negli ultimi tempi, guarda soprattutto al portafoglio ed alle spese per il riscaldamento, sono buone se non ottime notizie, però vorremmo far notare che questo caldo fuori stagione mantiene oltre la norma anche le temperature superficiali dei mari che circondano l’Italia e del Mediterraneo in genere, quindi notevoli quantità di energia sotto forma di calore ed umidità potranno in qualunque momento entrare in gioco durante le fasi perturbate che ci attendono nelle prossime settimane. I media si sono già quasi tutti dimenticati di quanto è accaduto a settembre sul Gargano ed in ottobre sulla Liguria, sul grossetano, a Parma od a Trieste, ma negli ultimi giorni per le stesse ragioni abbiamo avuto situazioni simili anche ad Atene in Grecia ed in Turchia ed il rischio che fenomeni alluvionali possano ripresentarsi sull’Italia a novembre è, ad oggi, elevato.
Image Tornando sullo specifico della previsione meteorologica per i prossimi giorni, dimenticate le nevicate fin sui 1200 metri di quota in Appennino durante la seconda parte della scorsa settimana, siamo ora in attesa di una definitiva cessazione delle correnti fredde nord orientali che ancora, seppur decisamente attenuate, insistono sull’Italia. Durante le prossime ore il residuo nucleo di aria fredda in quota, di origine nord atlantica, che alimenta la blanda circolazione depressionaria stazionante sul bacino centro orientale del mar Mediterraneo, tenderà ad allontanarsi verso nord est, contemporaneamente avanzerà sul bacino centrale del mar Mediterraneo, da ovest, un promontorio anticiclonico afro mediterraneo che fino a domenica 2 novembre garantirà cielo sereno o poco nuvoloso e clima mite su tutta l’Italia con solo delle nebbie al mattino al centro nord. Lunedì 3 novembre, poi, sempre da ovest, avanzerà sul bacino centrale del mar Mediterraneo una vasta area depressionaria atlantica che attiverà un flusso di correnti miti ed umide meridionali con nuvolosità in aumento e prime piogge sulle regioni nord occidentali e sulla Toscana, ancora sole e poche nubi sul resto d’Italia. Tra martedì 4 e giovedì 6 ottobre nubi e piogge interesseranno progressivamente anche altre aree dell’Italia, naturalmente a partire dalle regioni occidentali. In questa fase il rischio che si possano verificare eventi alluvionali sulle zone tirreniche più esposte, specie su basso Piemonte, Liguria e Toscana, aumenterà notevolmente, specie se il sistema depressionario rallenterà in maniera significativa il proprio movimento verso oriente. Se le attuali proiezioni dovessero essere confermate, dovremo attendere poi la fine della prima decade di novembre per un deciso miglioramento atmosferico su gran parte del territorio italiano.
 
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