Editoriali
Ultima decade di gennaio che si prospetta alquanto nevosa per tutta la dorsale appenninica.
lunedì 19 gennaio 2015
L’intensa fase fredda tra fine dicembre 2014 ed inizio gennaio 2015 rimane per ora l’unica di un inverno italiano ancora povera di neve sia per le Alpi che per l’Appennino. Nelle ultime ore parte dell’arco alpino italiano si è rimesso “in carreggiata”, grazie ad una perturbazione nord atlantica che ha portato nevicate, anche abbondanti, soprattutto sui settori centro orientali delle Alpi. Per l’Appennino invece resta l’attesa che però, sulla base delle ultime proiezioni dei modelli meteorologici, sembra giunta al termine.
Nelle ultime ore infatti, la circolazione depressionaria formatasi sopra l’Italia con l’arrivo della perturbazione nord atlantica precedentemente menzionata, ha posizionato il proprio centro sul medio basso Tirreno producendo nubi e precipitazioni che interessano soprattutto il centro sud Italia con qualche nevicata a quote medie sull’Appennino centrale, a quote medio alte sull’Appennino meridionale. Domani lunedì 19 gennaio la perturbazione tenderà ad indebolirsi rapidamente fino, praticamente a dissolversi, ciò favorirà un miglioramento atmosferico su tutta l’Italia con una residua nuvolosità soprattutto al centro sud ma scarse precipitazioni.
Il miglioramento atmosferico, comunque, durerà poco, da martedì 20 gennaio una saccatura alimentata da aria fredda nord atlantica avanzerà sull’Italia da occidente portando le prime precipitazioni. Mercoledì 21 gennaio, ai primi cenni di indebolimento della circolazione depressionaria posizionata sopra il bacino centro occidentale del mar Mediterraneo e centrata sulla Sardegna, dall’Inghilterra e la Francia sopraggiungerà un nuovo vortice depressionario nord atlantico a carattere freddo che rinvigorirà l’intera bassa pressione con centro depressionario in approfondimento, nella giornata di giovedì 22 gennaio, sopra la Sardegna.
Image L’intera dorsale appenninica quindi, soprattutto tra mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, sarà interessata da molte nubi e precipitazioni frequenti, localmente intense, nevose fin sugli 800 – 1200 metri di quota sull’Appennino settentrionale, fin sui 1200 – 1400 metri di quota sull’Appennino centrale e fin sui 1400 – 1600 metri di quota sull’Appennino meridionale. I venti non saranno troppo intensi, quindi sarà molto più difficile che il manto nevoso nei versanti esposti venga spazzato via come spesso accaduto con l’irruzione di aria fredda di fine dicembre 2014.
Nel fine settimana tra venerdì 23 e domenica 25 gennaio il centro del sistema depressionario si posizionerà sopra il sud Italia, quindi le correnti sulla penisola italiana passeranno da sud occidentale a nord orientali, nuove frequenti precipitazioni sono attese in questa fase soprattutto sui settori adriatici dell’Appennino centro meridionale. Sempre durante il prossimo fine settimana assisteremo anche ad un tentativo di unione tra l’anticiclone atlantico e l’anticiclone che staziona sui settori russo siberiani occidentali, ciò comporterà un maggiore afflusso di aria fredda verso l’Italia anche se, per ora, non è stimabile la quantità di aria fredda che affluirà sulla nostra penisola dato che questa stima è legata alle probabilità di successo di una solida unione tra l’anticiclone atlantico e quello russo siberiano.
Tra venerdì 23 e domenica 25 gennaio assisteremo probabilmente a nuove abbondanti nevicate lungo l’Appennino, specie sui versanti adriatici per la presenza di correnti essenzialmente orientali. Le quote delle nevicate si abbasseranno leggermente rispetto ai giorni precedenti. Unica insidia in questo caso sarà il vento, proveniente dai quadranti nord orientali ed in rinforzo..
Gli ultimi giorni del mese di gennaio poi, saranno probabilmente ancora condizionati dall’interazione tra correnti moderatamente fredde ed instabili nord atlantiche e correnti un po’ più fredde provenienti dall’Europa orientale, quindi con persistenza di una circolazione depressionaria sopra l’Italia, favorevole alla produzione di nubi e precipitazioni sparse, nevose intorno ai 600 – 1000 metri sull’Appennino settentrionale, 1000 – 1400 metri sull’Appennino centrale, 1400 – 1700 metri sull’Appennino meridionale, anche se non è da escludere che, grazie ad un maggior afflusso di aria fredda da nord est, i fiocchi di neve possano scendere anche 200/400 metri più in basso.
 
Ottime prospettive per l'inverno appenninico. Buone occasioni per nevicate già a dicembre.
mercoledì 03 dicembre 2014
Gli ultimi dati ci presentano uno scenario climatico euro atlantico mediterraneo che sta progressivamente mutando impostazione, molti indici e fattori climatici sono già cambiati ed altri lo faranno presto. Per rendere più comprensibile ai più quanto stiamo per dire, tralasceremo argomentazioni tecniche riguardanti indici (teleconnettivi) come SAI, PDO, AO/NAO, NINO e QBO etc. (riguardanti le temperature superficiali oceaniche, la copertura nevosa emisferica, la circolazione atmosferica in stratosfera etc.), che intervengono in maniera diretta sulle sorti della stagione invernale europea imponendo configurazioni bariche più o meno favorevoli a correnti occidentali atlantiche o correnti settentrionali artiche, quindi ad un inverno più o meno freddo. Oggettivamente, quello 2014/2015, è un inverno difficile da leggere in chiave climatologica ancora oggi che abbiamo tra le mani molti più dati aggiornati a ridosso della stagione, e ciò avvalora ancor più la totale inaffidabilità delle proiezioni fatte durante l’ultima estate da alcuni siti meteo commerciali con ipotesi di gelo epico ed inverno più freddo degli ultimi 50 anni per l’Italia. Noi comunque proviamo a fare delle ipotesi su elementi concreti, grazie ad una climatologia che negli ultimi anni sta compiendo passi da gigante.
Dopo questa premessa, iniziamo con il dire che la maggior parte degli indici climatici precedentemente elencati non depongono a favore di un inverno simile a quello avuto lo scorso anno, quindi piuttosto mite e piovoso, non risultano neanche favorevoli ad una circolazione atmosferica euro mediterranea del tipo avuto nelle ultime settimane novembrine. In generale pensiamo possa essere un inverno un po’ più freddo delle medie degli ultimi 30 anni (comunque un po’ più elevate rispetto alle medie 1970 – 2000) e con precipitazioni poco superiori alla norma. Già da queste prime considerazioni si può intuire che, probabilmente, avremo un inverno favorevole alle nevicate in montagna ma non solo. Probabilmente le precipitazioni saranno più frequenti ma anche le temperature meno fredde durante la prima parte, tra dicembre e metà gennaio, più asciutta e fredda invece la seconda parte, tra metà gennaio e marzo. Naturalmente stiamo parlando del trimestre invernale che per la statistica meteorologica inizia il 1° dicembre e termina a fine febbraio.

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Nello specifico ci attendiamo una prima significativa svolta invernale durante i giorni dell’Immacolata. In questa fase inizieremo ad assistere al rafforzamento dell’anticiclone Atlantico a ridosso delle coste iberiche ed inglesi, conseguentemente sull’Europa centro occidentale inizieranno ad affluire correnti più fredde, prima da nord ovest poi da nord, attirate sull’Italia da sistemi depressionari che si formeranno sul bacino centrale del mar Mediterraneo per il contrasto tra l’aria fredda artica marittima e l’aria mite umida mediterranea. Le precipitazioni saranno meno abbondanti di quelle avute in novembre ma le temperature più fredde favoriranno le nevicate a quote comprese tra i 1000 ed i 1500 metri anche in Appennino, temporaneamente anche più in basso. Tale situazione si protrarrà, a fasi alterne, fino alla fine della seconda decade di dicembre con anche le prime gelate nelle fasi di “calma” contraddistinte da rasserenamenti notturni. Nei giorni che precedono il Natale potremmo assistere ad un primo, temporaneo, ponte di Wejkoff (dopo una breve fase di North Atlantic Blocking come mostra l’immagine esempio), ossia all’unione tra l’anticiclone atlantico e quello russo, con isolamento di una bassa pressione a carattere freddo nei pressi dell’Italia. Gli ultimi giorni dell’anno sembrerebbe poi probabile l’affermazione dell’alta pressione sui settori euro mediterranei centro occidentali con sereno e gelate diffuse soprattutto sull’Italia centro settentrionale. Ad inizio gennaio l’anticiclone dovrebbe ritirarsi ad ovest ed inizieranno a prevalere le correnti settentrionali con impulsi di aria fredda prima diretti sui Balcani poi sull’Italia con formazione di basse pressioni sul bacino centrale del mar Mediterraneo.
Per quanto riguarda le proiezioni maggiormente dettagliate ci fermiamo qui, alla prima decade di gennaio, per la seconda parte dell’inverno ci limiteremo, nella parte finale di questo articolo, a a fornire indicazioni più generali che implementeranno quanto già detto. Naturalmente verificheremo ed aggiorneremo le nostre ipotesi nelle prossime settimane seguendo passo dopo passo la stagione.
Durante la seconda decade di gennaio non è da escludere un ritorno, temporaneo, delle correnti atlantiche che, comunque, potrebbero favorire nevicate fino a quote basse al nord (con la conca padana ben raffreddata) ed a quote medie od al massimo medio alte lungo l’Appennino. Tra l’ultima decade di gennaio ed il mese di febbraio alternanza di fasi nord atlantiche fredde e fasi contraddistinte da irruzioni di aria fredda artica marittima seguita da aria continentale, grazie alla rotazione oraria di promontori anticiclonici nord atlantici (in iniziale posizione di North Atlantic Blocking come mostra l’immagine sopra). Probabili una o due corpose irruzioni di aria molto fredda continentale. Naturalmente non avremo sempre un regime depressionario sul bacino centrale del mar Mediterraneo, le fasi instabili saranno separate da fasi anticicloniche di media o breve durata, dai 3 ai 7 giorni.
 
Novembre inizia con sole e temperature elevate ma poi tornano le piogge, anche abbondanti.
giovedì 30 ottobre 2014
Il mese di ottobre, per l’Appennino, sta concludendosi con medie termiche elevate, fin oltre 2°C rispetto alla norma, mentre la pluviometria registra accumuli piuttosto irregolari, ben al di sopra delle medie su gran parte dei settori settentrionali, quantitativi generalmente inferiori alle medie sull’Appennino centrale e più o meno in linea su quello meridionale. Se si escludono questi ultimissimi giorni sui settori centro meridionali ed in precedenza, specie ad inizio mese, sui settori settentrionali, il mese è trascorso all’insegna della prevalenza di sole con temperature elevate, spesso su valori prossimi a quelli estivi, più caratteristici quindi di un mese come settembre che come ottobre. In generale comunque un mese che non cambia la sostanza del 2014, anno nel quale la stragrande maggioranza degli altri 9 mesi finora trascorsi ha registrato precipitazioni superiori alle medie, mentre termicamente conferma un’annata sostanzialmente calda, con uno scorso inverno quasi inesistente, una primavera piovosa e mite ed un estate piovosa ma con valori termici non troppo distanti dalle medie termiche.
Le proiezioni a lungo termine, attualmente, continuano a presentare scenari che escludono una improvvisa interruzione di questo trend, tra il 31 ottobre ed il 3 novembre, infatti, tornerà l’alta pressione, con correnti meridionali e temperature oltre le medie del periodo. Successivamente aumenteranno le nubi e torneranno le piogge, probabilmente anche in quantità notevoli sulle regioni tirreniche e soprattutto al nord ovest, ma ancora con correnti miti mediamente provenienti da sud o sud est, quindi, in poche parole, potremmo arrivare a metà novembre ancora con clima da metà d’ottobre. Per chi ama il caldo e chi, soprattutto negli ultimi tempi, guarda soprattutto al portafoglio ed alle spese per il riscaldamento, sono buone se non ottime notizie, però vorremmo far notare che questo caldo fuori stagione mantiene oltre la norma anche le temperature superficiali dei mari che circondano l’Italia e del Mediterraneo in genere, quindi notevoli quantità di energia sotto forma di calore ed umidità potranno in qualunque momento entrare in gioco durante le fasi perturbate che ci attendono nelle prossime settimane. I media si sono già quasi tutti dimenticati di quanto è accaduto a settembre sul Gargano ed in ottobre sulla Liguria, sul grossetano, a Parma od a Trieste, ma negli ultimi giorni per le stesse ragioni abbiamo avuto situazioni simili anche ad Atene in Grecia ed in Turchia ed il rischio che fenomeni alluvionali possano ripresentarsi sull’Italia a novembre è, ad oggi, elevato.
Image Tornando sullo specifico della previsione meteorologica per i prossimi giorni, dimenticate le nevicate fin sui 1200 metri di quota in Appennino durante la seconda parte della scorsa settimana, siamo ora in attesa di una definitiva cessazione delle correnti fredde nord orientali che ancora, seppur decisamente attenuate, insistono sull’Italia. Durante le prossime ore il residuo nucleo di aria fredda in quota, di origine nord atlantica, che alimenta la blanda circolazione depressionaria stazionante sul bacino centro orientale del mar Mediterraneo, tenderà ad allontanarsi verso nord est, contemporaneamente avanzerà sul bacino centrale del mar Mediterraneo, da ovest, un promontorio anticiclonico afro mediterraneo che fino a domenica 2 novembre garantirà cielo sereno o poco nuvoloso e clima mite su tutta l’Italia con solo delle nebbie al mattino al centro nord. Lunedì 3 novembre, poi, sempre da ovest, avanzerà sul bacino centrale del mar Mediterraneo una vasta area depressionaria atlantica che attiverà un flusso di correnti miti ed umide meridionali con nuvolosità in aumento e prime piogge sulle regioni nord occidentali e sulla Toscana, ancora sole e poche nubi sul resto d’Italia. Tra martedì 4 e giovedì 6 ottobre nubi e piogge interesseranno progressivamente anche altre aree dell’Italia, naturalmente a partire dalle regioni occidentali. In questa fase il rischio che si possano verificare eventi alluvionali sulle zone tirreniche più esposte, specie su basso Piemonte, Liguria e Toscana, aumenterà notevolmente, specie se il sistema depressionario rallenterà in maniera significativa il proprio movimento verso oriente. Se le attuali proiezioni dovessero essere confermate, dovremo attendere poi la fine della prima decade di novembre per un deciso miglioramento atmosferico su gran parte del territorio italiano.
 
Ancora temporali sull’Appennino centro settentrionale ma avremo temperature estive fino a settembre
venerdì 22 agosto 2014
Su gran parte d’Italia il mese di agosto sta confermando le proiezioni fatte ad inizio estete ed in luglio, mostrando caratteristiche ben più estive soprattutto rispetto al mese di luglio. Naturalmente, sul centro Italia, nulla a che vedere con i mesi di agosto degli ultimi anni ma se non altro abbiamo finora avuto un’instabilità atmosferica meno diffusa, più giornate di sole e temperature mediamente più alte anche se nessuna consistente ondata di caldo come ad esempio sulle regioni meridionali italiane.
Queste differenze dipendono da una diversa disposizione delle figure bariche sullo scenario euro mediterraneo. Luglio 2014 è stato caratterizzato dalla presenza, specie durante la seconda metà del mese, di un anticiclone abbastanza robusto sulla Scandinavia che ha letteralmente deviato verso sud est il flusso perturbato nord atlantico. Ciò ha determinato l’entrata franca, senza particolari resistenze, sul bacino centrale del mar Mediterraneo, di impulsi di aria fresca ed instabile nord atlantica che è andata poi a favorire la formazione sopra l’Italia di veri e propri vortici depressionari con nubi, piogge e temporali che, seppur sempre in maniera maggiore il centro nord, sono andati ad interessare con buona frequenza anche le regioni meridionali. In agosto, invece, la caratteristica principale è stata il rafforzamento della circolazione depressionaria sull’Europa centro settentrionale con due principali centri di bassa pressione stazionanti in maniera persistente sull’Islanda e sulla Scandinavia. Tutti i settori centro settentrionali del nostro continente sono stati investiti direttamente da correnti instabili o perturbate occidentali atlantiche con cielo spesso nuvolosi e molte giornate piovose. Sull’Italia sono state quindi le regioni alpine le più soggette a questa tipologia di circolazione atmosferica, come detto un auna vivace instabilità atmosferica. L’Italia meridionale invece è riuscita a rientrare sotto la cupola protettiva di una circolazione anticiclonica afro mediterranea quest’anno abbastanza bassa di latitudine , che comunque ha garantito molte giornate soleggiata e brevi ondate di caldo. Come si può intuire da questi passaggi il centro Italia si quindi trovato sul confine tra le due differenti circolazioni atmosferiche, con correnti occidentali più fresche ed instabili tra Toscana, Umbria e Marche, più calde e stabili su Lazio, Abruzzo e Molise.
Image Nei prossimi 10 – 15 giorni non sono previsti sostanziali variazioni di questo schema barico, però un piccolo spostamento più a nord della grande circolazione depressionaria euro atlantica sembra poter favorire una maggiore ingerenza dell’anticiclone delle Azzorre sul bacino centro occidentale del mar Mediterraneo e più in generale sui paesi dell’Europa centro meridionale. Ciò basterà per garantire una generale diminuzione dell’instabilità atmosferica sull’Italia centro settentrionale, almeno fino ad inizio settembre. Successivamente la naturale evoluzione di questa disposizione barica vedrebbe, durante la prima decede di settembre, il passaggio ad una breve fase calda seguita da uno schema simile a quello avuto nella seconda metà di luglio, quindi con anticiclone di blocco che spingerebbe nuclei perturbati nord atlantici fin nel cuore del bacino centrale del mar Mediterraneo ma su questa eventualità meglio tornare a parlarne fra qualche giorno, per ora godiamoci questo fine agosto sostanzialmente estivo.
Per quanto riguarda l’Appennino saranno ancora i settori centro settentrionali quelli più interessati da un’instabilità atmosferica debole o moderata, prevalentemente pomeridiana, almeno fino a lunedì 25 agosto, temperature in calo. Rischio temporali in deciso calo tra martedì 26 e giovedì 28 agosto con temperature in aumento. Nuovo lieve aumento dell’instabilità atmosferica pomeridiana sull’Appennino centrale ma soprattutto sull’Appennino settentrionale, tra venerdì 29 e martedì 2 settembre con temperature lievemente superiori alle medie del periodo.
 
Prima seria ondata di caldo dell’estate. Nella seconda decade di giugno tornano i temporali
mercoledì 04 giugno 2014
Sulla base degli ultimi dati elaborati dai modelli meteo climatici è oramai certo che nei prossimi giorni la stagione estiva possa subire un’accelerazione. Entro il prossimo fine settimana infatti, l’intera penisola italiana si ritroverà con un clima tipicamente estivo, con giornate molto soleggiate e temperature in aumento fin sopra i 30°C in molte località di pianura e fondovalle, specie nelle zone interne sufficientemente lontane da una superficie marina ancora sostanzialmente fredda. Questa fase meteorologica, con clima caldo estivo, sarà anche abbastanza lunga, specie se confrontata con quanto avuto nelle ultime settimane, verrà infatti interrotta, solo durante la seconda decade di giugno, intorno alla seconda metà della prossima settimana, dal ritorno di correnti più fresche ed instabili nord atlantiche, con temporali e moderato calo termico. Tale ipotesi viene avvalorata da dati riguardanti alcuni indici climatici a livello globale, non ancora del tutto favorevoli ad una completa stabilizzazione delle condizioni atmosferiche nell’area euro mediterranea.
Attualmente, dopo l’allontanamento ad oriente del vortice depressionario nord africano transitato tra mar Ionio e mar Libico, l’Italia è marginalmente interessata da lievi infiltrazioni di aria fresca nord atlantica che mantengono attiva una certa instabilità atmosferica soprattutto sulle Alpi dove, specie nel pomeriggio, si sviluppano nubi cumuliformi in grado di produrre locali rovesci ed isolati temporali. Le aree dell’Italia dove nelle ultime ore abbiamo le condizioni atmosferiche sostanzialmente più stabili sono quelle centrali, in Sardegna come tra Campania e Romagna abbiamo cielo in prevalenza sereno o poco nuvoloso con solo qualche locale nube cumuliforme pomeridiana sulle zone interne montuose che comunque difficilmente riesce a produrre precipitazioni significative.
Image Nelle prossime ore tale situazione, in generale, migliorerà ulteriormente dato che le lievi infiltrazioni di aria fresca nord atlantica che interessano il nord Italia si porteranno prima a nord delle Alpi poi più ad ovest restando confinate tra Francia, Belgio ed Olanda. Addirittura, a partire da venerdì 6 giugno, sull’Italia tenderà ad affermarsi, al suolo ma soprattutto in quota, un promontorio anticiclonico afro mediterraneo che, nel prossimo fine settimana fino almeno a martedì 10 giugno, sarà responsabile della prima seria ondata di caldo della stagione estiva. I giorni in cui il caldo risulterà più intenso saranno quelli compresi tra domenica 8 e mercoledì 11 giugno con valori massimi oltre 30°C nella maggior parte dei principali centri urbani di pianura e fondovalle del nord Italia come del centro o del sud, probabilmente potranno essere toccate punte anche di 33°C/34°C.
In Appennino condizioni sostanzialmente stabili per i prossimi 6 o 7 giorni, saranno comunque sempre possibili isolati addensamenti cumuliformi termoconvettivi pomeridiani in grado di produrre brevi rovesci anche temporaleschi, più probabili nel pomeriggio odierno, poi ancora sabato 7 e martedì 10 giugno. Temperature in aumento con valori anche superiori ai 20°C a 1500 metri di quota tra domenica 8 e mercoledì 11 giugno. Venti deboli o temporaneamente moderati provenienti in prevalenza dai quadranti occidentali o settentrionali
Come anticipato in precedenza, l’ondata di caldo dovrebbe attenuarsi a partire da giovedì 12 giugno quando impulsi di aria fresca ed instabile nord atlantica dovrebbero riportare i temporali prima sull’Appennino settentrionale poi anche su quello centro meridionale con un moderato calo termico e temperature che torneranno su valori prossimi alle medie del periodo.
 
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