Editoriali
Da inizio febbraio torna la neve, anche abbondante, in Appennino.
venerdì 29 gennaio 2016
La prevista presenza condizionante del fenomeno El Niño, che a dicembre 2015 ha raggiunto la massima intensità, ci aveva fatto mettere in conto una probabile prima metà dell’inverno piuttosto anonima. Però, negli editoriali d’autunno, consultando la statistica degli ultimi 70 anni, avevamo anche sottolineato che lla maggior parte degli inverni con presenza di forti eventi di El Niño sono state registrate ondate di freddo durante la seconda metà della stagione, anche intense, tra fine gennaio ed inizio marzo, sull’Europa ed anche sull’Italia. Attualmente possiamo stimare un 40% di probabilità che ciò avvenga contro un 60% di probabilità che a fine marzo ricorderemo questo inverno come una stagione anonima, senza particolari sussulti, prevalentemente mite e spesso asciutta.
Attualmente, oramai alle spalle la fase fredda tra fine seconda decade ed inizio terza decade di gennaio, il bacino centrale del mar Mediterraneo è tornato sotto l’influenza diretta della fascia anticiclonica subtropicale. Il motivo principale è imputabile ad un debole disturbo, un impulso caldo, che sta interessando in Vortice Polare stratosferico in area Siberiana e che costringe lo stesso Vortice Polare stratosferico a schiacciarsi sull’Europa centro settentrionale e ad intensificarsi, sia come rotazione che in termini di basse temperature raggiunte, fin sotto i -80°C. Al contempo il Vortice Polare troposferico, in fase di ricompattamento ed intensificazione, sta posizionando il proprio centro nei pressi dell’Islanda e Scandinavia. Quindi siamo tornati ad una situazione da fine autunno in cui abbiamo il flusso perturbato nord atlantico che tende a salire di latitudine lasciando il bacino del mar Mediterraneo, come sottolineato in precedenza, il balia delle aree di alte pressioni subtropicali. L’anticiclone afro mediterraneo che interessa ed interesserà l’Italia nei prossimi giorni si disporrà lungo i paralleli e si confronterà con delle correnti zonali intense presenti appena oltralpe. A causa di queste ultime soprattutto le regioni settentrionali e le centrali tirreniche saranno influenzate da correnti miti ed umide mediamente occidentali che produrranno nuvolosità medio bassa, spesso in banchi estesi e, di tanto in tanto, in grado d’intensificarsi fino a produrre delle pioviggini. Le fasi d’intensificazione saranno scandite dal passaggio di veloci perturbazioni sull’Europa centro settentrionale, con venti sud occidentali di “richiamo prefrontale” sull’Italia, mentre nelle fasi post frontali, quindi successive al passaggio delle perturbazioni, potremo assistere a delle brevi schiarite per la temporanea espansione fin sulla Germania dell’alta pressione, con venti nord occidentali sull’Italia.
Tale situazione si trascinerà per circa una settimana poi, ad inizio febbraio, è atteso un nuovo e più forte disturbo al Vortice Polare Stratosferico, un intenso impulso caldo che dall’Asia punterà diritto al Circolo Polare Artico, con clou intorno al 6/7 febbraio. Il Vortice Polare stratosferico proverà inizialmente a reagire ma verrà letteralmente scalzato dalla sua sede naturale, il Circolo Polare Artico, schiacciato verso il continente europeo, inoltre s’indebolirà sensibilmente in tutti i suoi aspetti. Tutto ciò però non sarebbe significativo se qualcosa di simile non avvenisse anche a livello del Vortice Polare troposferico, ossia in quella parte dell’atmosfera prossima alla superficie terrestre in cui avvengono la stragrande maggioranza dei fenomeni atmosferici che ci interessano.
Attualmente, seppur a distanza temporale ancora elevata, circa due settimane, qualche indicazione in tal senso l’abbiamo già. Ad inizio febbraio, intorno alla seconda metà della prossima settimana, infatti, il Vortice Polare troposferico sposterà il proprio asse verso l’Europa a causa della spinta ricevuta dalla formazione ed irrobustimento di un’area anticiclonica tra il Canada ed il Polo Nord. Ciò, molto probabilmente, favorirà il susseguirsi sul bacino centrale del mar Mediterraneo di una serie di onde corte nord atlantiche, ossia alcuni fronti perturbati a carattere freddo provenienti da nord ovest che in taluni casi, produrranno centri depressionari sopra l’Italia dove avremo molte nubi e precipitazioni anche consistenti, nevose in montagna e probabilmente anche a quote collinari, specie sulle regioni alpine e lungo l’Appennino centro settentrionale.
Image La fase mediamente fredda potrebbe proseguire fin verso la metà di febbraio, successivamente, se tutti i successivi tasselli andranno al posto giusto, ad iniziare da un serio e duraturo indebolimento del Vortice Polare, sia stratosferico che troposferico, per proseguire con un significativo contributo dell’alta pressione atlantica, ossia la creazione e l’irrobustimento di un anticiclone di blocco nord atlantico, dopo metà febbraio sarà possibile assistere anche ad una più corposa irruzione di aria fredda polare sull’Italia con tutto ciò che ne potrà conseguire a partire dalle nevicate fino a quote molto basse.
In conclusione, per quanto riguarda l’Appennino, avremo fino a mercoledì 3 febbraio molte nubi sui settori centro settentrionali con possibili locali pioviggini, venti sostenuti sud occidentali, poco nuvoloso o nuvoloso sui settori meridionali, venti deboli o moderati occidentali, temperature sopra la media, di molti gradi nella giornata di lunedì 1° febbraio. Giovedì 4 febbraio un’intensa perturbazione nord atlantica porterà molte nubi, inizialmente con qualche pioggia, poi con nevicate anche intense fin sui 1000 – 1200 metri di quota, prima sull’Appennino settentrionale poi su quello centro meridionale. Il fine settimana successivo è atteso un generale miglioramento atmosferico con temperature nelle medie sabato 6 ed in aumento domenica 7 febbraio per l’avvicinarsi di una nuova intensa perturbazione atlantica. Quest’ultima, nella serata di domenica 7 febbraio, inizierà a portare molte nubi e precipitazioni sull’Appennino settentrionale con neve inizialmente a quote medio alte ma in rapida discesa fin sui 1300 metri, tra lunedì 8 e martedì 9 febbraio è attesa la stessa sequenza di eventi prima sull’Appennino centrale e poi meridionale mentre sull’Appennino settentrionale temporaneo, parziale miglioramento. Mercoledì 10 gennaio nuova intensa perturbazione nord atlantica con nevicate anche abbondanti lungo tutto l’Appennino, 1000 – 1200 metri di quota sui setteri settentrionali, 1500 – 1700 metri di quota su quelli meridionali ma in calo. L’instabilità atmosferica a carattere freddo dovrebbe protrarsi fino a metà febbraio con temperature in ulteriore calo e manto nevoso in sostanzioso incremento lungo l’intera dorsale appenninica.
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Neve in Appennino. Il gelo resta sull’Europa orientale, perturbazioni atlantiche sull'Italia
martedì 29 dicembre 2015
Anche in Appennino, nei giorni di passaggio tra il 2015 ed il 2016, assisteremo al passaggio da un clima siccitoso e sostanzialmente mite ad un clima più fresco e con precipitazioni. In un primo tempo saranno le correnti moderatamente fredde nord orientali a prevalere sull’Italia, legate ad un corposo afflusso di aria fredda polare che interesserà direttamente l’Europa orientale, poi quelle atlantiche occidentali, con temperature più miti ma che piloteranno una serie di perturbazioni sull’Italia con piogge e nevicate in montagna. Fino alo scorso fine settimana l’evoluzione atmosferica ipotizzata dai modelli meteorologici per i prossimi giorni risultava piuttosto incerta, soprattutto perché mancava una valutazione sufficientemente attendibile della spinta dell’aria fredda dall’Europa orientale verso l’Italia, oggi invece sembra si sia presa una strada più chiara tant’è che possiamo spingerci fino ai giorni dell’Epifania
Innanzitutto partiamo dal primo significativo evento atteso sullo scenario meteorologico euro atlantico mediterraneo atteso tra oggi e domani mercoledì 30 dicembre, ossia la risalita di un robusto promontorio anticiclonico dall’Italia fin oltre la Lapponia ed il Circolo Polare Artico. Sarà un vero e proprio “muro” anticiclonico, eretto in sole 48 ore, che bloccherà il flusso delle correnti perturbate nord atlantiche, queste ultime, precedute da correnti miti meridionali, saranno costrette a deviare verso nord la propria traiettoria pilotando un flusso di aria calda fin oltre le isole Svalbard, oltre l’80° parallelo, in pieno mar Glaciale Artico. Quasi contemporaneamente, dalla Russia Siberiana si attiverà una risposta fredda con senso opposto, ossia un corposo flusso di aria fredda polare in discesa attraverso la Russia occidentale fin sull’Ucraina, la Romania ed un po’ su tutta l’Europa orientale dove passeranno una notte di San Silvestro con temperature glaciali, tar Ucraina e Romania probabilmente si registreranno temperature anche intorno ai -35°C.
Parte di quest’aria gelida interesserà la penisola balcanica e porterà bufere di neve sia in Grecia che in Turchia, sulla nostra Italia invece arriveranno solo dei refoli di aria fredda, minimi, capaci solo di attivare un po’ di tramontana tra mercoledì 30 e giovedì 31 dicembre, che spazzerà via le nebbie e formare un po’ di nuvolosità da stau lungo l’Appennino.
Da Capodanno poi, partirà una seconda fase, l’alta pressione s‘irrobustirà sopra l’Europa centro settentrionale con punte addirittura di 1050 mb sulla Russia nord occidentale, nei pressi di San Pietroburgo, supportata anche dalla molta aria fredda, più pesante, presente sugli strati dell’atmosfera più prossimi al suolo. In pratica tutta l’Europa orientale, dalla Grecia alla Russia, dalla Polonia al Kazakistan, sarà sotto neve e gelo. Il flusso perturbato atlantico che scorre da ovest verso est, trovando la strada principale bloccata dall’anticiclone russo europeo e dal relativo “mare” d’aria fredda, sarà ancora costretto a deviare le perturbazioni verso nord ed in parte più a sud, a latitudini mediterranee. Quindi, durante la prima settimana di gennaio 2016, assisteremo al transito sull’Italia di alcune perturbazioni atlantiche che, probabilmente, porteranno precipitazioni soprattutto sulle regioni centro meridionali, mentre le regioni settentrionali saranno ancora in parte interessate dall’anticiclone che ridurrà di effetti di tali perturbazioni. Le temperature non subiranno cali eccessivi, mantenendosi su valori prossimi alle medie del periodo.

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Per quanto riguarda l’Appennino, ancora nelle prossime ore prevarrà un cielo sereno o poco nuvoloso, con nubi in aumento solo sui settori tirrenici centro settentrionali per la formazione di banchi di nubi basse. Mercoledì 30 dicembre con l’attivazione di correnti più fredde nord orientali assisteremo ad un generale aumento della nuvolosità con nubi addossate soprattutto ai versanti adriatici, assenza di precipitazioni e temperature in calo. La giornata di giovedì 31 dicembre inizierà con cielo irregolarmente nuvoloso con nubi più presenti sui settori liguri e sui versanti adriatici dell’Appennino centro meridionale, nel corso della giornata le nubi aumenteranno un po’ ovunque, ma specie sull’Appennino centro settentrionale saranno possibili locali precipitazioni, nevose fin sugli 800 – 1000 metri di quota. A Capodanno ancora molte nubi al mattino lungo tutta la dorsale con residue, isolate precipitazioni sui settori centro meridionali, nevose fin sugli 800 – 1000 metri di quota. Dalla tarda mattinata ed ancor più dal pomeriggio degli ampi rasserenamenti avanzeranno da nord ovest sull’Appennino settentrionale, poi su quello centrale tra il pomeriggio e la serata. Ancora molte nubi con precipitazioni sparse sull’Appennino meridionale, nevose fin sui 1200 metri di quota. La giornata di sabato 2 gennaio sarà caratterizzata da un temporaneo, generale miglioramento, in mattinata, poi torneranno ad aumentare le nubi da ovest. Temperature in aumento con venti deboli meridionali al centro nord, deboli o moderati settentrionali al sud.
. Una perturbazione un po’ più corposa transiterà sull’Italia domenica 3 gennaio 2016, le precipitazioni saranno scarse sull’Appennino settentrionale, nevose intorno ai 1000 metri di quota, deboli o moderate su quello centrale, nevose intorno ai 1200 - 1400 metri di quota, più abbondanti su quello meridionale, nevose intorno ai 1400 – 1600 metri di quota. Migliora lunedì 4 gennaio, mentre quello che accadrà nei giorni successi per ora non è molto chiaro, di certo continueranno i passaggi di perturbazioni atlantiche fino alla fine della prima decade di gennaio ma stimare quantitativi di precipitazioni e quota neve non è per ora possibile.
. Per il freddo intenso, il gelo e le nevicate fin sui fondovalle, probabilmente dovremo attendere almeno fino alla seconda decade di gennaio, il Vortice Polare comunque dai prossimi giorni inizierà ad indebolirsi ed a scomporsi a causa di una serie di colpi che riceverà a destra e manca, ad iniziare da quello europeo delle prossime ore per poi proseguire sull’area dell’oceano Pacifico settentrionale e nord americana, quindi saranno sempre più probabili delle ampie ondulazioni della corrente a getto capaci di facilitare gli scambi meridiani di masse d’aria con irruzioni di aria fredda dirette stavolta anche sull’Europa centro occidentale
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Vortice Polare in grande spolvero, dicembre asciutto e mite. Quando uno sblocco della situazione?
giovedì 17 dicembre 2015
Un Vortice Polare Artico in piena forma continua a condizionare in modo a dir poco monotono le sorti atmosferiche del nostro emisfero durante questa seconda parte d’autunno ed inizio inverno. Come più volte sottolineato questa enorme “macchina”, ripiena d’aria fredda e centrata sul Circolo Polare Artico, in eterna rotazione antioraria con correnti quindi da ovest verso est, ogni volta che s’intensifica, e ciò avviene in autunno grazie al raffreddamento del Circolo Polare Artico dovuto al minor soleggiamento, tende ad intensificare la propria rotazione. Quando questa intensificazione è in corso il Vortice Polare si comporta come una trottola, nella sua perpetua rotazione si compatta e propone oscillazioni minime, al contrario, quando s’indebolisce, in inverno od in primavera, aumenta la propria estensione e soprattutto le oscillazioni. In questa fase dell’anno è in intensificazione, dovuta ad un notevole raffreddamento degli strati atmosferici ad esso sovrastanti, ciò determina un aumento della velocità della corrente a getto in seno alla quale si muovono le perturbazioni e diminuiscono le oscillazioni di tale corrente. Un “rullo compressore” che tende a schiacciare tutti i tentativi di espansione verso nord degli anticicloni ed affondo verso sud dei vortici depressionari alimentati da aria fredda artica. Il risultato più evidente è che le perturbazioni faticano molto a scendere di latitudine, tant’è che gli anticicloni spesso si dispongono lungo i paralleli a latitudini subtropicali, nel nostro caso praticamente sull’intero bacino del mar Mediterraneo. Le poche perturbazioni nord atlantiche che riescono a sfuggire a quest’ordine “imposto”, raggiungono il bacino centrale del mar Mediterraneo piuttosto indebolite e quindi non in grado di produrre precipitazioni significative ed estese.
Quando terminerà questa fase che oramai si protrae da ottobre? O meglio, quand’è che il Vortice Polare inizierà ad indebolirsi? Attualmente possiamo solo ipotizzare che l’inizio di un indebolimento è atteso, probabilmente, per fine dicembre od anche inizio gennaio. Attenzione, si parla d’inizio d’indebolimento, normalmente questi processi sono abbastanza lenti, accelerati solo da eventi particolari come dei flussi di calore (stratwarming) che attaccano la compattezza della colonna del Vortice Polare a partire dalla stratosfera e tendono a disturbare notevolmente il freddo Vortice Polare lungo la propria colonna d’aria. Uno stratwarming, in parole povere, nel caso in cui abbia ripercussioni dalla stratosfera fino alla più bassa troposfera, ha lo stesso effetto che ha un colpetto sferrato con un dito ad una trottola in rotazione, quest’ultima perde compattezza e/o si sposta dal proprio baricentro (displacement) ed inizia ad oscillare, in alcuni casi la trottola può anche rompersi e nel caso del Vortice Polare può subire uno divisione (split) in due o più parti che poi “migrano” temporaneamente, verso le medie latitudini. In entrambi i casi, sia in caso di displacement con aumento delle oscillazioni che di split, le masse d’aria fredda accumulatisi in precedenza, avanzano verso sud portando intense perturbazioni a carattere freddo fin sulle medie latitudini. Un esempio classico è lo storico evento freddo che colpì l’Italia, soprattutto centro settentrionale, nel gennaio del 1985. Tutti questi meccanismi però non sono ancora totalmente chiari nella loro evoluzione ma soprattutto nella stragrande maggioranza dei casi finora osservati, gli stratwarming, anche intensi, hanno portato irruzioni di aria gelida in aree del nostro emisfero come il Nord America od Asia settentrionale, poche volte sul Nord Europa ed ancor meno fino a latitudini mediterranee. Quindi, soprattutto per chi cerca un inverno freddo e nevoso, attenzione a riporre troppa fiducia in questa tipologia di eventi. Tra l’altro un eventuale stratwarming difficilmente potrà realizzarsi prima dell’ultima decade di dicembre od inizio gennaio e successivamente servono circa due settimane perché si possano palesare effetti tangibili alle medie latitudini.
Per ora quindi, per avere un po’ di freddo invernale, non ci resta che sperare su di un primo rallentamento ed una favorevole disposizione dell’asse del Vortice Polare tanto da creare le condizioni per il transito di qualche perturbazione nord atlantica o, nella migliore delle ipotesi, in un cut off freddo, ossia l’isolamento di un vortice depressionario a carattere freddo alle basse latitudini, generalmente su Europa orientale o steppe russe meridionali, in successivo movimento retrogrado, ossia da est verso ovest con instaurazione di una circolazione depressionaria secondaria sotto una fascia anticiclonica presente tra la penisola iberica e la Russia nord occidentale. Nella grafica esempi delle varie ipotesi

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Statisticamente comunque, nelle attuali condizioni circolatorie, le probabilità di eventi freddi prima di inizio gennaio sono molto basse, in deciso aumento man mano che ci si avvicinerà alla seconda metà di gennaio. Naturalmente, quanto detto finora, non sta a significare che oramai l’inverno, in termini di freddo e neve, sia compromesso, ma solo la sottolineatura di un dato di fatto, probabilmente fino almeno a fine anno non avremo significative fasi perturbate a carattere freddo sull’Italia, che poi nell’ultimo ventennio non è una novità ma quasi una regola. Diffidate quindi da chi un giorno si e l’altro anche annuncia ondate di gelo e neve da novembre prima per l’Immacolata, per Natale nei giorni scorsi per Capodanno ed ora per l’Epifania, per ora l’unica certezza è l’anticiclone come nel lontano e siccitoso ma per ora un po’ più freddo inverno 1988/1989. Nei video qui di seguito l’amico e noto meteorologo rai Guido Caroselli illustra la situazione del gennaio 1989 VIDEO INVERNO 1988/1989 mentre l’altrettanto noto meteorologo generale Baroni ci parla dell’arrivo, 48/72 ore dopo, dell’evento storico freddo del gennaio 1985 prodotto da un intenso stratwarming avvenuto nell’ultima decade del dicembre 1984VIDEO GENNAIO 1985.
 
El Nino a livelli record, autunno piuttosto mite mentre l’inverno potrebbe riservare sorprese
lunedì 21 settembre 2015
Lo scenario meteorologico euro mediterraneo, nell’estate/autunno 2015, è stato e continuerà ad essere fortemente condizionato dalla presenza del fenomeno climatico El Nino. Quest’ultimo infatti, presente sull’oceano Pacifico, modifica l’assetto termico e barico del binomio oceano/atmosfera, producendo una serie di effetti a catena a livello globale che, sull’area euro mediterranea di nostro interesse, tendono a favorire una circolazione atmosferica mite e non particolarmente piovosa, se non per brevi periodi. Se poi si tiene conto che, probabilmente, durante le prossime settimane, l'intensità del fenomeno raggiungerà valori record, o comunque molto elevati, con tempi di rientro dell’anomalia che inevitabilmente si allungano, non è escluso che questa fase sostanzialmente calda per l'Italia si protragga anche alla seconda parte dell'autunno ed addirittura fino ad inizio inverno.
Premesso questo però, non è detto che l’inverno 2015/2015 sia in generale caldo, anzi, come riportato in alcuni recenti articoli, nei più intensi eventi di El Nino dal dopoguerra ad oggi abbiamo risultati per certi versi sorprendenti, ossia inverni per l’Italia più freddi e nevosi della norma, specie per la dorsale appenninica. Probabilmente ciò è dovuto non solo al fenomeno El Nino dato che i riflessi condizionanti nell’area euro atlantica sono si significativi ma non determinanti in senso assoluto come invece avviene in area pacifica, però se questa variabile climatica trova corrispondenza con altre variabili climatiche favorevoli ad un inverno abbastanza freddo e nevoso in ambito euro mediterraneo, le sorprese durante la prossima stagione invernale saranno assicurate. Per ora, come ripetuto più volte, è ancora presto per valutare tutta una serie di variabili che concorrono all’andamento dell’inverno, ma quelle attualmente disponibile, riguardanti soprattutto le temperature superficiali degli oceani sono orientate a favorire uno schema climatico che confermerebbe una maggiore probabilità d’incursioni del fronte freddo verso latitudini meridionali, mediterranee.

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Lo schema di cui stiamo parlando vedrebbe l’alternanza tra un’area anticiclonica posizionata a latitudini medio alte sull’Europa ed un’area anticiclonica atlantica in espansione, di tanto in tanto, verso il mar Mediterraneo centrale. Ciò significa, in pratica, non una notevole frequenza, come numero, di perturbazioni sull’Italia, ma l’arrivo a periodi scanditi abbastanza lungi di impulsi perturbati nord atlantici, sostanzialmente freschi, ed impulsi di aria fredda provenienti invece dall’Europa nord orientale. In entrambi i casi si favorirebbero ciclogenesi mediterranee che insisterebbero per più giorni sull’Italia fin quasi al loro esaurimento ed al sopraggiungere di un miglioramento anticiclonico. Più in specifico le perturbazioni nord atlantiche raggiungerebbero il bacino centrale del mar Mediterraneo nelle fasi in cui l’anticiclone nord Europeo tendesse ad arretrare e l’anticiclone atlantico, almeno inizialmente, non tendesse a spingersi troppo verso oriente. Mentre gl’impulsi di aria fredda provenienti dall’Europa nord orientale sarebbero favoriti nella loro discesa sul mar Mediterraneo centrale nel caso in cui l’anticiclone nord europeo tendesse a rafforzarsi tra Scandinavia e Germania.
Dovessero essere confermati questi scenari, con ciclogenesi mediterranee prodotte da impulsi di aria fredda provenienti da nord ovest e/o da nord est, come scritto in precedenza, sarebbe la dorsale appenninica più delle Alpi a beneficiare di nevicate consistenti. Nelle fasi con ciclogenesi da impulso freddo nord atlantico, spesso con centro depressionario sul medio alto mar tirreno, l’Appennino centro settentrionale sarebbe quello più interessato da nevicate fino a quote medio basse mentre l’Appennino meridionale risentirebbe comunque, almeno inizialmente, del flusso di correnti più miti ed umide sud occidentali prefrontali. Nelle fasi in cui la ciclogenesi fosse causata dall’arrivo di un impulso di aria fredda proveniente dall’Europa orientale, quindi con probabile centro depressionario sul medio mar Adriatico o sui mari meridionali, sarebbero i versanti adriatici dell’Appennino centrale soprattutto l’Appennino meridionale a beneficiare delle più abbondanti nevicate mentre sull’Appennino settentrionale prevarrebbero le correnti fredde ma ben più asciutte nord orientali.
Non resta quindi che attendere qualche settimana per avere più dati in merito e quindi idee più chiare, per ora godiamoci questo mite autunno, con giornate splendide per le passeggiate tra i caldi colori della vegetazione e, nelle zone dove avremo sufficienti piogge, ideali per qualche giro in cerca di funghi.
 
Sole, caldo e qualche temporale, specie nella settimana di Ferragosto
mercoledì 05 agosto 2015
Gran parte dell’estate mediterranea 2015, specie luglio ed agosto, è stata e sarà fortemente condizionata dal fenomeno El Niño che, secondo le rilevazioni degli ultimi giorni, ha raggiunto livelli d’intensità elevati, classificato quindi come “strong” (forte). Sullo scenario euro mediterraneo infatti, il riposizionamento delle grandi circolazioni di alta e bassa pressione a livello planetario, dovute all’interazione oceano – atmosfera in fase El Niño strong, determina un’ anomala risalita verso nord dell’ITCZ, acronimo di zona di convergenza intertropicale, anche nota come fronte intertropicale. Questa fascia, posta poco al di sotto del Sahara ed interposta tra l’area desertica nord africana e l’area pluviale equatoriale centrafricana, risalendo verso nord comporta la contemporanea risalita verso nord dell’anticiclone afro mediterraneo che, dal cuore dell’Africa sahariana, trasporta masse d’aria molto calda fin sull’Europa mediterranea ed in taluni casi anche più a nord.
In questa fase stagionale quindi, le rilevazioni reali ci indicano un ITCZ spostatosi più a nord della norma sotto l’effetto forzante di El Niño, anzi in alcuni settori, specie quelli più occidentali, ha raggiunto latitudini quasi record. Ciò comporta abbondanti ed anomale precipitazioni sui settori sud occidentali del deserto del Sahara mentre intense ondate di caldo sui paesi che si affacciano sul bacino centro occidentale del mar Mediterraneo ad iniziare da Spagna e Francia.
Per i prossimi giorni come anche per le prossime due settimane, le proiezioni indicano ancora un ITCZ su posizioni piuttosto settentrionali e quindi un anticiclone afro mediterraneo ancora molto ingerente sui paesi euro mediterranei centro occidentali. Probabilmente, dato che El Niño rimarrà strong almeno fino in autunno ed i tempi di reazione sui settori euro mediterranei sono normalmente ritardati di alcune settimane, ci aspetta ancora una lunga estate con possibili ondate di caldo fuori stagione anche in settembre ed ottobre, solo temporaneamente interrotte da passaggi temporaleschi, anche intensi, ma di media o breve durata, prodotti da impulsi perturbati nord atlantici che sfrutteranno gl’intervalli in cui il promontorio anticiclonico afro mediterraneo si sposterà dall’Italia e la penisola balcanica verso Spagna e Francia.
Detto questo, osserviamo come il veloce e debole impulso perturbato atlantico transitato sul bacino centrale del mar Mediterraneo negli ultimi giorni, abbia portato solo pochi, anche se intensi, temporali con un contenuto calo termico, tant’è che i valori delle temperature massime non sono scesi sotto i 30°C se non nelle aree interessate da nuvolosità più compatta ed ancor più da precipitazioni. In generale, com’è naturale nella fase estiva centrale, le aree che hanno beneficiato delle maggiori precipitazioni sono quelle montane, Appennino compreso, dove quindi è stata percepita maggiormente una certa attenuazione del caldo.
Image Attualmente il promontorio anticiclonico afro mediterraneo sta di nuovo irrobustendosi dal bacino occidentale del mar Mediterraneo verso l’Italia, specie sulle regioni centro settentrionali, mentre sul basso bacino centrale del mar Mediterraneo resiste, soprattutto in quota, una blanda circolazione depressionaria che interessa soprattutto l’estremo sud Italia, dove è presente una residua, debole instabilità atmosferica pomeridiana, specie in Appennino. Tale situazione si evolverà molto lentamente, probabilmente non assisteremo a sostanziali cambiamenti almeno fino al prossimo fine settimana quando c’è la possibilità che il promontorio anticiclonico afro mediterraneo indietreggi un po’ favorendo da una parte un lieve avanzamento verso nord, fin sulle regioni centrali italiane, della blanda circolazione depressionaria in quota presente sopra il basso bacino centrale del mar Mediterraneo, dall’altra l’arrivo dalla Francia di un piccolo nucleo perturbato nord atlantico evidente soprattutto in quota.
Attualmente è difficile stabilire in maniera esatta il movimento di queste due piccole perturbazioni in quota che tra l’altro si muovono sostanzialmente in un regime anticiclonico caratterizzato da aria calda ed umida, però di certo assisteremo ad un lieve o moderato aumento dell’instabilità atmosferica, a partire da sabato 8 agosto, prima sull’Appennino meridionale e poi anche su quello settentrionale e parte di quello centrale. A mattinate soleggiate quindi, seguiranno pomeriggi nuvolosi con rovesci sparsi e locali temporali, anche intensi, specie sui versanti tirrenici. Certamente se i due piccoli impulsi perturbati dovessero unirsi in maniera compiuta e soprattutto se l’impulso proveniente dalla Francia dovesse transitare dalle Alpi occidentali sulle regioni centrali italiane, l’instabilità atmosferica risulterebbe un po’ più accesa e duratura, fino ad arrivare ai giorni a ridosso del Ferragosto quando un ulteriore impulso di aria fresca atlantica sopraggiungerebbe sul bacino centrale del mar Mediterraneo riattivando l'instabilità atmosferica sull'Italia.
In generale comunque, per l’Appennino e per tutta l’Italia, sarà ancora un’estate lunga e calda, con temporali prodotti, come nel caso appena descritto, da piccoli impulsi perturbati che riescono ad infiltrarsi in un regime circolatorio che tenderà sempre a riprodurre un promontorio anticiclonico afro mediterraneo. Il calo termico, o meglio l’attenuazione del caldo dovuta a questi temporali, sarà temporanea e limitata al massimo ad una settimana, naturalmente più evidente nelle aree appenniniche maggiormente colpite dai temporali più intensi.
 
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