Ottime prospettive per l'inverno appenninico. Buone occasioni per nevicate già a dicembre. Stampa E-mail
Gli ultimi dati ci presentano uno scenario climatico euro atlantico mediterraneo che sta progressivamente mutando impostazione, molti indici e fattori climatici sono già cambiati ed altri lo faranno presto. Per rendere più comprensibile ai più quanto stiamo per dire, tralasceremo argomentazioni tecniche riguardanti indici (teleconnettivi) come SAI, PDO, AO/NAO, NINO e QBO etc. (riguardanti le temperature superficiali oceaniche, la copertura nevosa emisferica, la circolazione atmosferica in stratosfera etc.), che intervengono in maniera diretta sulle sorti della stagione invernale europea imponendo configurazioni bariche più o meno favorevoli a correnti occidentali atlantiche o correnti settentrionali artiche, quindi ad un inverno più o meno freddo. Oggettivamente, quello 2014/2015, è un inverno difficile da leggere in chiave climatologica ancora oggi che abbiamo tra le mani molti più dati aggiornati a ridosso della stagione, e ciò avvalora ancor più la totale inaffidabilità delle proiezioni fatte durante l’ultima estate da alcuni siti meteo commerciali con ipotesi di gelo epico ed inverno più freddo degli ultimi 50 anni per l’Italia. Noi comunque proviamo a fare delle ipotesi su elementi concreti, grazie ad una climatologia che negli ultimi anni sta compiendo passi da gigante.
Dopo questa premessa, iniziamo con il dire che la maggior parte degli indici climatici precedentemente elencati non depongono a favore di un inverno simile a quello avuto lo scorso anno, quindi piuttosto mite e piovoso, non risultano neanche favorevoli ad una circolazione atmosferica euro mediterranea del tipo avuto nelle ultime settimane novembrine. In generale pensiamo possa essere un inverno un po’ più freddo delle medie degli ultimi 30 anni (comunque un po’ più elevate rispetto alle medie 1970 – 2000) e con precipitazioni poco superiori alla norma. Già da queste prime considerazioni si può intuire che, probabilmente, avremo un inverno favorevole alle nevicate in montagna ma non solo. Probabilmente le precipitazioni saranno più frequenti ma anche le temperature meno fredde durante la prima parte, tra dicembre e metà gennaio, più asciutta e fredda invece la seconda parte, tra metà gennaio e marzo. Naturalmente stiamo parlando del trimestre invernale che per la statistica meteorologica inizia il 1° dicembre e termina a fine febbraio.

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Nello specifico ci attendiamo una prima significativa svolta invernale durante i giorni dell’Immacolata. In questa fase inizieremo ad assistere al rafforzamento dell’anticiclone Atlantico a ridosso delle coste iberiche ed inglesi, conseguentemente sull’Europa centro occidentale inizieranno ad affluire correnti più fredde, prima da nord ovest poi da nord, attirate sull’Italia da sistemi depressionari che si formeranno sul bacino centrale del mar Mediterraneo per il contrasto tra l’aria fredda artica marittima e l’aria mite umida mediterranea. Le precipitazioni saranno meno abbondanti di quelle avute in novembre ma le temperature più fredde favoriranno le nevicate a quote comprese tra i 1000 ed i 1500 metri anche in Appennino, temporaneamente anche più in basso. Tale situazione si protrarrà, a fasi alterne, fino alla fine della seconda decade di dicembre con anche le prime gelate nelle fasi di “calma” contraddistinte da rasserenamenti notturni. Nei giorni che precedono il Natale potremmo assistere ad un primo, temporaneo, ponte di Wejkoff (dopo una breve fase di North Atlantic Blocking come mostra l’immagine esempio), ossia all’unione tra l’anticiclone atlantico e quello russo, con isolamento di una bassa pressione a carattere freddo nei pressi dell’Italia. Gli ultimi giorni dell’anno sembrerebbe poi probabile l’affermazione dell’alta pressione sui settori euro mediterranei centro occidentali con sereno e gelate diffuse soprattutto sull’Italia centro settentrionale. Ad inizio gennaio l’anticiclone dovrebbe ritirarsi ad ovest ed inizieranno a prevalere le correnti settentrionali con impulsi di aria fredda prima diretti sui Balcani poi sull’Italia con formazione di basse pressioni sul bacino centrale del mar Mediterraneo.
Per quanto riguarda le proiezioni maggiormente dettagliate ci fermiamo qui, alla prima decade di gennaio, per la seconda parte dell’inverno ci limiteremo, nella parte finale di questo articolo, a a fornire indicazioni più generali che implementeranno quanto già detto. Naturalmente verificheremo ed aggiorneremo le nostre ipotesi nelle prossime settimane seguendo passo dopo passo la stagione.
Durante la seconda decade di gennaio non è da escludere un ritorno, temporaneo, delle correnti atlantiche che, comunque, potrebbero favorire nevicate fino a quote basse al nord (con la conca padana ben raffreddata) ed a quote medie od al massimo medio alte lungo l’Appennino. Tra l’ultima decade di gennaio ed il mese di febbraio alternanza di fasi nord atlantiche fredde e fasi contraddistinte da irruzioni di aria fredda artica marittima seguita da aria continentale, grazie alla rotazione oraria di promontori anticiclonici nord atlantici (in iniziale posizione di North Atlantic Blocking come mostra l’immagine sopra). Probabili una o due corpose irruzioni di aria molto fredda continentale. Naturalmente non avremo sempre un regime depressionario sul bacino centrale del mar Mediterraneo, le fasi instabili saranno separate da fasi anticicloniche di media o breve durata, dai 3 ai 7 giorni.
 
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