Ultima decade di gennaio che si prospetta alquanto nevosa per tutta la dorsale appenninica. Stampa E-mail
L’intensa fase fredda tra fine dicembre 2014 ed inizio gennaio 2015 rimane per ora l’unica di un inverno italiano ancora povera di neve sia per le Alpi che per l’Appennino. Nelle ultime ore parte dell’arco alpino italiano si è rimesso “in carreggiata”, grazie ad una perturbazione nord atlantica che ha portato nevicate, anche abbondanti, soprattutto sui settori centro orientali delle Alpi. Per l’Appennino invece resta l’attesa che però, sulla base delle ultime proiezioni dei modelli meteorologici, sembra giunta al termine.
Nelle ultime ore infatti, la circolazione depressionaria formatasi sopra l’Italia con l’arrivo della perturbazione nord atlantica precedentemente menzionata, ha posizionato il proprio centro sul medio basso Tirreno producendo nubi e precipitazioni che interessano soprattutto il centro sud Italia con qualche nevicata a quote medie sull’Appennino centrale, a quote medio alte sull’Appennino meridionale. Domani lunedì 19 gennaio la perturbazione tenderà ad indebolirsi rapidamente fino, praticamente a dissolversi, ciò favorirà un miglioramento atmosferico su tutta l’Italia con una residua nuvolosità soprattutto al centro sud ma scarse precipitazioni.
Il miglioramento atmosferico, comunque, durerà poco, da martedì 20 gennaio una saccatura alimentata da aria fredda nord atlantica avanzerà sull’Italia da occidente portando le prime precipitazioni. Mercoledì 21 gennaio, ai primi cenni di indebolimento della circolazione depressionaria posizionata sopra il bacino centro occidentale del mar Mediterraneo e centrata sulla Sardegna, dall’Inghilterra e la Francia sopraggiungerà un nuovo vortice depressionario nord atlantico a carattere freddo che rinvigorirà l’intera bassa pressione con centro depressionario in approfondimento, nella giornata di giovedì 22 gennaio, sopra la Sardegna.
Image L’intera dorsale appenninica quindi, soprattutto tra mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, sarà interessata da molte nubi e precipitazioni frequenti, localmente intense, nevose fin sugli 800 – 1200 metri di quota sull’Appennino settentrionale, fin sui 1200 – 1400 metri di quota sull’Appennino centrale e fin sui 1400 – 1600 metri di quota sull’Appennino meridionale. I venti non saranno troppo intensi, quindi sarà molto più difficile che il manto nevoso nei versanti esposti venga spazzato via come spesso accaduto con l’irruzione di aria fredda di fine dicembre 2014.
Nel fine settimana tra venerdì 23 e domenica 25 gennaio il centro del sistema depressionario si posizionerà sopra il sud Italia, quindi le correnti sulla penisola italiana passeranno da sud occidentale a nord orientali, nuove frequenti precipitazioni sono attese in questa fase soprattutto sui settori adriatici dell’Appennino centro meridionale. Sempre durante il prossimo fine settimana assisteremo anche ad un tentativo di unione tra l’anticiclone atlantico e l’anticiclone che staziona sui settori russo siberiani occidentali, ciò comporterà un maggiore afflusso di aria fredda verso l’Italia anche se, per ora, non è stimabile la quantità di aria fredda che affluirà sulla nostra penisola dato che questa stima è legata alle probabilità di successo di una solida unione tra l’anticiclone atlantico e quello russo siberiano.
Tra venerdì 23 e domenica 25 gennaio assisteremo probabilmente a nuove abbondanti nevicate lungo l’Appennino, specie sui versanti adriatici per la presenza di correnti essenzialmente orientali. Le quote delle nevicate si abbasseranno leggermente rispetto ai giorni precedenti. Unica insidia in questo caso sarà il vento, proveniente dai quadranti nord orientali ed in rinforzo..
Gli ultimi giorni del mese di gennaio poi, saranno probabilmente ancora condizionati dall’interazione tra correnti moderatamente fredde ed instabili nord atlantiche e correnti un po’ più fredde provenienti dall’Europa orientale, quindi con persistenza di una circolazione depressionaria sopra l’Italia, favorevole alla produzione di nubi e precipitazioni sparse, nevose intorno ai 600 – 1000 metri sull’Appennino settentrionale, 1000 – 1400 metri sull’Appennino centrale, 1400 – 1700 metri sull’Appennino meridionale, anche se non è da escludere che, grazie ad un maggior afflusso di aria fredda da nord est, i fiocchi di neve possano scendere anche 200/400 metri più in basso.
 
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