El Nino a livelli record, autunno piuttosto mite mentre l’inverno potrebbe riservare sorprese Stampa E-mail
Lo scenario meteorologico euro mediterraneo, nell’estate/autunno 2015, è stato e continuerà ad essere fortemente condizionato dalla presenza del fenomeno climatico El Nino. Quest’ultimo infatti, presente sull’oceano Pacifico, modifica l’assetto termico e barico del binomio oceano/atmosfera, producendo una serie di effetti a catena a livello globale che, sull’area euro mediterranea di nostro interesse, tendono a favorire una circolazione atmosferica mite e non particolarmente piovosa, se non per brevi periodi. Se poi si tiene conto che, probabilmente, durante le prossime settimane, l'intensità del fenomeno raggiungerà valori record, o comunque molto elevati, con tempi di rientro dell’anomalia che inevitabilmente si allungano, non è escluso che questa fase sostanzialmente calda per l'Italia si protragga anche alla seconda parte dell'autunno ed addirittura fino ad inizio inverno.
Premesso questo però, non è detto che l’inverno 2015/2015 sia in generale caldo, anzi, come riportato in alcuni recenti articoli, nei più intensi eventi di El Nino dal dopoguerra ad oggi abbiamo risultati per certi versi sorprendenti, ossia inverni per l’Italia più freddi e nevosi della norma, specie per la dorsale appenninica. Probabilmente ciò è dovuto non solo al fenomeno El Nino dato che i riflessi condizionanti nell’area euro atlantica sono si significativi ma non determinanti in senso assoluto come invece avviene in area pacifica, però se questa variabile climatica trova corrispondenza con altre variabili climatiche favorevoli ad un inverno abbastanza freddo e nevoso in ambito euro mediterraneo, le sorprese durante la prossima stagione invernale saranno assicurate. Per ora, come ripetuto più volte, è ancora presto per valutare tutta una serie di variabili che concorrono all’andamento dell’inverno, ma quelle attualmente disponibile, riguardanti soprattutto le temperature superficiali degli oceani sono orientate a favorire uno schema climatico che confermerebbe una maggiore probabilità d’incursioni del fronte freddo verso latitudini meridionali, mediterranee.

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Lo schema di cui stiamo parlando vedrebbe l’alternanza tra un’area anticiclonica posizionata a latitudini medio alte sull’Europa ed un’area anticiclonica atlantica in espansione, di tanto in tanto, verso il mar Mediterraneo centrale. Ciò significa, in pratica, non una notevole frequenza, come numero, di perturbazioni sull’Italia, ma l’arrivo a periodi scanditi abbastanza lungi di impulsi perturbati nord atlantici, sostanzialmente freschi, ed impulsi di aria fredda provenienti invece dall’Europa nord orientale. In entrambi i casi si favorirebbero ciclogenesi mediterranee che insisterebbero per più giorni sull’Italia fin quasi al loro esaurimento ed al sopraggiungere di un miglioramento anticiclonico. Più in specifico le perturbazioni nord atlantiche raggiungerebbero il bacino centrale del mar Mediterraneo nelle fasi in cui l’anticiclone nord Europeo tendesse ad arretrare e l’anticiclone atlantico, almeno inizialmente, non tendesse a spingersi troppo verso oriente. Mentre gl’impulsi di aria fredda provenienti dall’Europa nord orientale sarebbero favoriti nella loro discesa sul mar Mediterraneo centrale nel caso in cui l’anticiclone nord europeo tendesse a rafforzarsi tra Scandinavia e Germania.
Dovessero essere confermati questi scenari, con ciclogenesi mediterranee prodotte da impulsi di aria fredda provenienti da nord ovest e/o da nord est, come scritto in precedenza, sarebbe la dorsale appenninica più delle Alpi a beneficiare di nevicate consistenti. Nelle fasi con ciclogenesi da impulso freddo nord atlantico, spesso con centro depressionario sul medio alto mar tirreno, l’Appennino centro settentrionale sarebbe quello più interessato da nevicate fino a quote medio basse mentre l’Appennino meridionale risentirebbe comunque, almeno inizialmente, del flusso di correnti più miti ed umide sud occidentali prefrontali. Nelle fasi in cui la ciclogenesi fosse causata dall’arrivo di un impulso di aria fredda proveniente dall’Europa orientale, quindi con probabile centro depressionario sul medio mar Adriatico o sui mari meridionali, sarebbero i versanti adriatici dell’Appennino centrale soprattutto l’Appennino meridionale a beneficiare delle più abbondanti nevicate mentre sull’Appennino settentrionale prevarrebbero le correnti fredde ma ben più asciutte nord orientali.
Non resta quindi che attendere qualche settimana per avere più dati in merito e quindi idee più chiare, per ora godiamoci questo mite autunno, con giornate splendide per le passeggiate tra i caldi colori della vegetazione e, nelle zone dove avremo sufficienti piogge, ideali per qualche giro in cerca di funghi.
 
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