Vortice Polare in grande spolvero, dicembre asciutto e mite. Quando uno sblocco della situazione? Stampa E-mail
Un Vortice Polare Artico in piena forma continua a condizionare in modo a dir poco monotono le sorti atmosferiche del nostro emisfero durante questa seconda parte d’autunno ed inizio inverno. Come più volte sottolineato questa enorme “macchina”, ripiena d’aria fredda e centrata sul Circolo Polare Artico, in eterna rotazione antioraria con correnti quindi da ovest verso est, ogni volta che s’intensifica, e ciò avviene in autunno grazie al raffreddamento del Circolo Polare Artico dovuto al minor soleggiamento, tende ad intensificare la propria rotazione. Quando questa intensificazione è in corso il Vortice Polare si comporta come una trottola, nella sua perpetua rotazione si compatta e propone oscillazioni minime, al contrario, quando s’indebolisce, in inverno od in primavera, aumenta la propria estensione e soprattutto le oscillazioni. In questa fase dell’anno è in intensificazione, dovuta ad un notevole raffreddamento degli strati atmosferici ad esso sovrastanti, ciò determina un aumento della velocità della corrente a getto in seno alla quale si muovono le perturbazioni e diminuiscono le oscillazioni di tale corrente. Un “rullo compressore” che tende a schiacciare tutti i tentativi di espansione verso nord degli anticicloni ed affondo verso sud dei vortici depressionari alimentati da aria fredda artica. Il risultato più evidente è che le perturbazioni faticano molto a scendere di latitudine, tant’è che gli anticicloni spesso si dispongono lungo i paralleli a latitudini subtropicali, nel nostro caso praticamente sull’intero bacino del mar Mediterraneo. Le poche perturbazioni nord atlantiche che riescono a sfuggire a quest’ordine “imposto”, raggiungono il bacino centrale del mar Mediterraneo piuttosto indebolite e quindi non in grado di produrre precipitazioni significative ed estese.
Quando terminerà questa fase che oramai si protrae da ottobre? O meglio, quand’è che il Vortice Polare inizierà ad indebolirsi? Attualmente possiamo solo ipotizzare che l’inizio di un indebolimento è atteso, probabilmente, per fine dicembre od anche inizio gennaio. Attenzione, si parla d’inizio d’indebolimento, normalmente questi processi sono abbastanza lenti, accelerati solo da eventi particolari come dei flussi di calore (stratwarming) che attaccano la compattezza della colonna del Vortice Polare a partire dalla stratosfera e tendono a disturbare notevolmente il freddo Vortice Polare lungo la propria colonna d’aria. Uno stratwarming, in parole povere, nel caso in cui abbia ripercussioni dalla stratosfera fino alla più bassa troposfera, ha lo stesso effetto che ha un colpetto sferrato con un dito ad una trottola in rotazione, quest’ultima perde compattezza e/o si sposta dal proprio baricentro (displacement) ed inizia ad oscillare, in alcuni casi la trottola può anche rompersi e nel caso del Vortice Polare può subire uno divisione (split) in due o più parti che poi “migrano” temporaneamente, verso le medie latitudini. In entrambi i casi, sia in caso di displacement con aumento delle oscillazioni che di split, le masse d’aria fredda accumulatisi in precedenza, avanzano verso sud portando intense perturbazioni a carattere freddo fin sulle medie latitudini. Un esempio classico è lo storico evento freddo che colpì l’Italia, soprattutto centro settentrionale, nel gennaio del 1985. Tutti questi meccanismi però non sono ancora totalmente chiari nella loro evoluzione ma soprattutto nella stragrande maggioranza dei casi finora osservati, gli stratwarming, anche intensi, hanno portato irruzioni di aria gelida in aree del nostro emisfero come il Nord America od Asia settentrionale, poche volte sul Nord Europa ed ancor meno fino a latitudini mediterranee. Quindi, soprattutto per chi cerca un inverno freddo e nevoso, attenzione a riporre troppa fiducia in questa tipologia di eventi. Tra l’altro un eventuale stratwarming difficilmente potrà realizzarsi prima dell’ultima decade di dicembre od inizio gennaio e successivamente servono circa due settimane perché si possano palesare effetti tangibili alle medie latitudini.
Per ora quindi, per avere un po’ di freddo invernale, non ci resta che sperare su di un primo rallentamento ed una favorevole disposizione dell’asse del Vortice Polare tanto da creare le condizioni per il transito di qualche perturbazione nord atlantica o, nella migliore delle ipotesi, in un cut off freddo, ossia l’isolamento di un vortice depressionario a carattere freddo alle basse latitudini, generalmente su Europa orientale o steppe russe meridionali, in successivo movimento retrogrado, ossia da est verso ovest con instaurazione di una circolazione depressionaria secondaria sotto una fascia anticiclonica presente tra la penisola iberica e la Russia nord occidentale. Nella grafica esempi delle varie ipotesi

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Statisticamente comunque, nelle attuali condizioni circolatorie, le probabilità di eventi freddi prima di inizio gennaio sono molto basse, in deciso aumento man mano che ci si avvicinerà alla seconda metà di gennaio. Naturalmente, quanto detto finora, non sta a significare che oramai l’inverno, in termini di freddo e neve, sia compromesso, ma solo la sottolineatura di un dato di fatto, probabilmente fino almeno a fine anno non avremo significative fasi perturbate a carattere freddo sull’Italia, che poi nell’ultimo ventennio non è una novità ma quasi una regola. Diffidate quindi da chi un giorno si e l’altro anche annuncia ondate di gelo e neve da novembre prima per l’Immacolata, per Natale nei giorni scorsi per Capodanno ed ora per l’Epifania, per ora l’unica certezza è l’anticiclone come nel lontano e siccitoso ma per ora un po’ più freddo inverno 1988/1989. Nei video qui di seguito l’amico e noto meteorologo rai Guido Caroselli illustra la situazione del gennaio 1989 VIDEO INVERNO 1988/1989 mentre l’altrettanto noto meteorologo generale Baroni ci parla dell’arrivo, 48/72 ore dopo, dell’evento storico freddo del gennaio 1985 prodotto da un intenso stratwarming avvenuto nell’ultima decade del dicembre 1984VIDEO GENNAIO 1985.
 
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