Da inizio febbraio torna la neve, anche abbondante, in Appennino. Stampa E-mail
La prevista presenza condizionante del fenomeno El Niño, che a dicembre 2015 ha raggiunto la massima intensità, ci aveva fatto mettere in conto una probabile prima metà dell’inverno piuttosto anonima. Però, negli editoriali d’autunno, consultando la statistica degli ultimi 70 anni, avevamo anche sottolineato che lla maggior parte degli inverni con presenza di forti eventi di El Niño sono state registrate ondate di freddo durante la seconda metà della stagione, anche intense, tra fine gennaio ed inizio marzo, sull’Europa ed anche sull’Italia. Attualmente possiamo stimare un 40% di probabilità che ciò avvenga contro un 60% di probabilità che a fine marzo ricorderemo questo inverno come una stagione anonima, senza particolari sussulti, prevalentemente mite e spesso asciutta.
Attualmente, oramai alle spalle la fase fredda tra fine seconda decade ed inizio terza decade di gennaio, il bacino centrale del mar Mediterraneo è tornato sotto l’influenza diretta della fascia anticiclonica subtropicale. Il motivo principale è imputabile ad un debole disturbo, un impulso caldo, che sta interessando in Vortice Polare stratosferico in area Siberiana e che costringe lo stesso Vortice Polare stratosferico a schiacciarsi sull’Europa centro settentrionale e ad intensificarsi, sia come rotazione che in termini di basse temperature raggiunte, fin sotto i -80°C. Al contempo il Vortice Polare troposferico, in fase di ricompattamento ed intensificazione, sta posizionando il proprio centro nei pressi dell’Islanda e Scandinavia. Quindi siamo tornati ad una situazione da fine autunno in cui abbiamo il flusso perturbato nord atlantico che tende a salire di latitudine lasciando il bacino del mar Mediterraneo, come sottolineato in precedenza, il balia delle aree di alte pressioni subtropicali. L’anticiclone afro mediterraneo che interessa ed interesserà l’Italia nei prossimi giorni si disporrà lungo i paralleli e si confronterà con delle correnti zonali intense presenti appena oltralpe. A causa di queste ultime soprattutto le regioni settentrionali e le centrali tirreniche saranno influenzate da correnti miti ed umide mediamente occidentali che produrranno nuvolosità medio bassa, spesso in banchi estesi e, di tanto in tanto, in grado d’intensificarsi fino a produrre delle pioviggini. Le fasi d’intensificazione saranno scandite dal passaggio di veloci perturbazioni sull’Europa centro settentrionale, con venti sud occidentali di “richiamo prefrontale” sull’Italia, mentre nelle fasi post frontali, quindi successive al passaggio delle perturbazioni, potremo assistere a delle brevi schiarite per la temporanea espansione fin sulla Germania dell’alta pressione, con venti nord occidentali sull’Italia.
Tale situazione si trascinerà per circa una settimana poi, ad inizio febbraio, è atteso un nuovo e più forte disturbo al Vortice Polare Stratosferico, un intenso impulso caldo che dall’Asia punterà diritto al Circolo Polare Artico, con clou intorno al 6/7 febbraio. Il Vortice Polare stratosferico proverà inizialmente a reagire ma verrà letteralmente scalzato dalla sua sede naturale, il Circolo Polare Artico, schiacciato verso il continente europeo, inoltre s’indebolirà sensibilmente in tutti i suoi aspetti. Tutto ciò però non sarebbe significativo se qualcosa di simile non avvenisse anche a livello del Vortice Polare troposferico, ossia in quella parte dell’atmosfera prossima alla superficie terrestre in cui avvengono la stragrande maggioranza dei fenomeni atmosferici che ci interessano.
Attualmente, seppur a distanza temporale ancora elevata, circa due settimane, qualche indicazione in tal senso l’abbiamo già. Ad inizio febbraio, intorno alla seconda metà della prossima settimana, infatti, il Vortice Polare troposferico sposterà il proprio asse verso l’Europa a causa della spinta ricevuta dalla formazione ed irrobustimento di un’area anticiclonica tra il Canada ed il Polo Nord. Ciò, molto probabilmente, favorirà il susseguirsi sul bacino centrale del mar Mediterraneo di una serie di onde corte nord atlantiche, ossia alcuni fronti perturbati a carattere freddo provenienti da nord ovest che in taluni casi, produrranno centri depressionari sopra l’Italia dove avremo molte nubi e precipitazioni anche consistenti, nevose in montagna e probabilmente anche a quote collinari, specie sulle regioni alpine e lungo l’Appennino centro settentrionale.
Image La fase mediamente fredda potrebbe proseguire fin verso la metà di febbraio, successivamente, se tutti i successivi tasselli andranno al posto giusto, ad iniziare da un serio e duraturo indebolimento del Vortice Polare, sia stratosferico che troposferico, per proseguire con un significativo contributo dell’alta pressione atlantica, ossia la creazione e l’irrobustimento di un anticiclone di blocco nord atlantico, dopo metà febbraio sarà possibile assistere anche ad una più corposa irruzione di aria fredda polare sull’Italia con tutto ciò che ne potrà conseguire a partire dalle nevicate fino a quote molto basse.
In conclusione, per quanto riguarda l’Appennino, avremo fino a mercoledì 3 febbraio molte nubi sui settori centro settentrionali con possibili locali pioviggini, venti sostenuti sud occidentali, poco nuvoloso o nuvoloso sui settori meridionali, venti deboli o moderati occidentali, temperature sopra la media, di molti gradi nella giornata di lunedì 1° febbraio. Giovedì 4 febbraio un’intensa perturbazione nord atlantica porterà molte nubi, inizialmente con qualche pioggia, poi con nevicate anche intense fin sui 1000 – 1200 metri di quota, prima sull’Appennino settentrionale poi su quello centro meridionale. Il fine settimana successivo è atteso un generale miglioramento atmosferico con temperature nelle medie sabato 6 ed in aumento domenica 7 febbraio per l’avvicinarsi di una nuova intensa perturbazione atlantica. Quest’ultima, nella serata di domenica 7 febbraio, inizierà a portare molte nubi e precipitazioni sull’Appennino settentrionale con neve inizialmente a quote medio alte ma in rapida discesa fin sui 1300 metri, tra lunedì 8 e martedì 9 febbraio è attesa la stessa sequenza di eventi prima sull’Appennino centrale e poi meridionale mentre sull’Appennino settentrionale temporaneo, parziale miglioramento. Mercoledì 10 gennaio nuova intensa perturbazione nord atlantica con nevicate anche abbondanti lungo tutto l’Appennino, 1000 – 1200 metri di quota sui setteri settentrionali, 1500 – 1700 metri di quota su quelli meridionali ma in calo. L’instabilità atmosferica a carattere freddo dovrebbe protrarsi fino a metà febbraio con temperature in ulteriore calo e manto nevoso in sostanzioso incremento lungo l’intera dorsale appenninica.
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