Dicembre 2016 con buone probabilità di avere più fasi fredde invernali Stampa E-mail
Le prospettive per la oramai prossima stagione invernale sono ad oggi ben differenti rispetto a quelle che avevamo nel novembre 2015, questo per una serie di anomalie, eventi e fattori climatici che incideranno in maniera del tutto diversa sulla circolazione atmosferica del nostro emisfero rispetto alla più che mite, almeno per l’Italia, stagione invernale 2015/2016. Alcune di queste variabili climatiche sono più propriamente delle anomalie rispetto al norma del recente passato e non depongono a favore di un inverno freddo. Ad esempio, senza scendere troppo nel dettaglio, la persistenza della QBO+ (correnti stratosferiche occidentali) oltre il biennio che normalmente caratterizza il passaggio ad una QBO- (correnti stratosferiche orientali), forse per colpa dell’intenso fenomeno Nino del 2016, altra anomalia molto evidente risulta il notevole deficit dei ghiacci artici marini con temperature eccezionalmente oltre la media, anche di 20°C, sui settori del Circolo Polare Artico a ridosso di Groenlandia e Canada. Poi però c’è da sottolineare tutta una serie di fattori favorevoli ad un inverno con frequenti discese di aria molto fredda dal Circolo Polare Artico verso le medie latitudini, ad iniziare dal Vortice Polare molto debole, già in novembre insidiato da flussi di calore provenienti dal comparto asiatico, un innevamento precoce, esteso ed abbondante sulle aree polari e sub polari euro asiatiche, una ENSO o più comunemente Nina, di debole intensità sull’oceano Pacifico, poi ancora una PDO (Pacific Decadal Oscillation) positiva ed una bassa attività solare in ulteriore discesa (entro il 2019/2020 dovrebbe raggiungere il minimo). Potremmo continuare ancora elencando anche altre variabili in divenire, ma rischieremmo solo di fare una lista fine a se stessa perché composta da acronimi che la stragrande maggioranza dei nostri lettori ignorano.
Tornando quindi alla più stretta attualità ed agli elementi attualmente in nostro possesso, crediamo sia il caso di focalizzare la nostra attenzione soprattutto su due aspetti “principali” che sembra possano incidere in maniera determinante su questo prossimo inverno, in primis un Vortice Polare debole poi un notevole bacino di aria fredda sui settori polari e sub polari euro asiatici. Durante l’inverno passato abbiamo avuto un Vortice Polare più che pimpante, un’intensa attività che, come più volte ripetuto, ha limitato notevolmente le ondulazioni della corrente a getto e quindi le discese di masse d’aria molto fredda dalle latitudini artiche a quelle medie. Il risultato in area mediterranea è stato che le correnti miti occidentali hanno finito per prevalere alternando perturbazioni atlantiche a periodi con alta pressione, rarissime le discese di aria fredda da nord o nord est, i nostri ricordi più immediati si fermano alla sola, breve fase fredda di fine gennaio 2016. Durante il prossimo inverno, con un Vortice Polare debole, queste oscillazione saranno ben più frequenti e statisticamente aumenteranno le probabilità che possano coinvolgere anche i settori euro mediterranei, inoltre, nel caso in cui le correnti dovessero provenire da nord est si andrebbe a “pescare” aria fredda direttamente da quell’ampio e precoce bacino freddo già presente sulla Russia.
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Nelle prossime ore l’Europa sperimenterà un primo, limitato assaggio di quanto potrebbe accadere in maniera più frequente e duratura nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Una ampia ondulazione della corrente a getto nord atlantica porterà un “lobo” del Vortice Polare con appresso un gran carico di aria fredda artica sopra l’Europa orientale. Quest’aria fredda interesserà marginalmente anche l’Italia, parzialmente protetta dall’alta pressione presente sull’Europa nord occidentale. Sulla nostra penisola le temperature caleranno sensibilmente fino a portarsi, nelle prossime 36/48 ore, fin su valori inferiori alle medie del periodo con qualche nevicata lungo l’Appennino fino a quote basse. Nei giorni successivi poi, le temperature torneranno ad aumentare ma senza scostarsi troppo dalle medie del periodo tant’è che avremo ancora gelate e, nel fine settimana, un nuovo peggioramento atmosferico ancora tutto da valutare, sia in termini di precipitazioni che per quanto riguarda il nuovo calo termico ma che potrebbe confermare le premesse fatte nella prima parte del nostro articolo. Infatti, se l’aria fredda che affluirà ancora sull’Europa orientale dovesse interagire in maniera significativa con l’aria mite ed umida presente sul bacino centro occidentale del mar Mediterraneo, potremmo assistere alla formazione di un nuovo centro depressionario sui mari occidentali italiani capace di produrre nuove precipitazioni ma soprattutto in grado di attirare a se ulteriore aria fredda a partire da domenica 4 dicembre con quota delle nevicate in calo e nuova fase fredda durante la settimana che ci porta al ponte dell’Immacolata. Su quest’ultima ipotesi comunque torneremo nei prossimi aggiornamenti quando avremo conferme e maggiori dettagli.
Ci preme sottolineare però che, anche nel caso in cui la settimana della festa dell’Immacolata dovesse risultare più “tranquilla”, sulla base dell’andamento circolatorio in ambito emisferico ed in relazione ad un nuovo indebolimento del Vortice Polare con conseguenti nuove ondulazioni, potremmo avere una nuova occasione per l’inizio di una fase fredda invernale più significativa sui settori euro mediterranei e quindi probabilmente anche sull’Italia, intorno metà mese, nei giorni compresi tra il 13 ed il 18 dicembre, vedremo nei prossimi giorni se ciò potrà essere confermato.
Concludiamo sottolineando che in tutte le situazioni finora descritte la dorsale appenninica sarà in prima linea sia in termini di precipitazioni che di calo delle temperature, specie l’Appennino centrale ed i versanti adriatici. Ciò se da un lato può far felici gli operatori turistici invernali e più in generale chi ama la neve, sarà una beffa, oltre il danno, per le popolazioni colpite dal terremoto che, in condizioni di normalità avrebbero gioito all’arrivo della neve, ricordiamo la presenza di numerose località turistiche invernali attorno al gruppo dei monti Sibillini, specie dopo una passata stagione all’insegna del clima mite, ma che attualmente sarebbero costretti a sopportare numerosi disagi.
 
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