Novembre inizia con nuove intense perturbazioni Stampa E-mail
Ancora una volta TV e web ci hanno mostrato le devastazioni e le tragedie prodotte tra Liguria e Toscana dalle piogge torrenziali dei giorni scorsi. Ci spaventiamo, ci commoviamo e poi ci arrabbiamo per l’ennesimo esempio di mancata prevenzione, disorganizzazione o più semplicemente speculazione sulle vite altrui che l’Italia ci offre.
Negli ultimi due decenni la meteorologia ha compiuto passi da gigante e per i centri che dispongono di una minima organizzazione e disponibilità di strumenti non rappresenta una difficoltà prevedere con sufficiente anticipo una situazione potenzialmente pericolosa come quella del 25 ottobre 2011. Tutto questo unito ad una reale prevenzione sul territorio con seri piani di riassetto idrogeologico ed un sistema di allerta efficiente, potrebbe evitare il ripetersi di simili disastri.
Questo ragionamento sembra banale, ma lo è tanto quanto il concetto che serve meno denaro per investire in prevenzione e previsione rispetto a quanto si rende necessario per riparare, quando è possibile, ai danni prodotti. Tanto banale che le istituzioni ma soprattutto la politica non riesce o non vuol capire. Se poi in alcuni casi ci si aggiungono interessi particolari od imperizia di chi gestisce le risorse del territorio, il danno cresce in maniera esponenziale.
Ogni volta che accade un disastro simile penso a quanto si poteva fare con poco sforzo e non si è fatto. Ha un senso, ad esempio, in autunno, riempire e mantenere su livelli elevati di capienza le dighe e gli invasi che servono per l’agricoltura, l’energia elettrica e spesso per la regimazione delle acque? Oggi la meteorologia può ipotizzare un evento con piogge abbondanti con alcuni giorni di anticipo, quanto basta per svuotare gran parte degli invasi e disporre di un buon margine d’intervento per le piene dei corsi d’acqua.
Oppure si può pensare ad un sistema di preallerta ed allerta basato sia sulla previsione che soprattutto sul raggiungimento dei livelli di rischio. In un’area come quella colpita il 25 ottobre dove sappiamo che oltre 300 mm di pioggia caduta in poche ore può creare delle situazioni di alto rischio per le persone, possono essere messe in funzione delle sirene collegate con le sale operative che hanno in tempo reale i dati dalle stazioni meteorologiche in luogo. Cosicché al raggiungimento dei 150 mm, ad esempio, l’allarme delle sirene può permettere alla popolazione di allontanarsi dai corsi d’acqua o dalle aree a rischio esondazione o smottamento. In pratica un sistema simile, ma certamente più efficace, di quello utilizzato per lo tsunami.
Queste sono solo due semplici idee, facilmente praticabili, che sicuramente avrebbero evitato molti dei danni avuti ma soprattutto molti morti o dispersi.
Image Tornando invece sul piano che più ci compete, quello meteorologico, vogliamo fin da subito mettere in guardia la popolazione delle regioni settentrionali e più in specifico toscani e liguri che, durante la prima decade di novembre, ci sono elevate probabilità di avere una tipologia di circolazione atmosferica a livello europeo favorevole al verificarsi di situazioni a rischio alluvione simili a quelle avute nei giorni scorsi.
Tra giovedì 3 e martedì 8 novembre infatti, il bacino centrale del mar Mediterraneo diverrà il terreno di battaglia tra una vasta ed intensa area di basse pressioni di origine atlantica e un robusto anticiclone stazionante sull’Europa orientale. L’Italia sarà quindi investita da un flusso di correnti miti ed umide meridionali ma soprattutto sarà interessata dalle perturbazioni che, provenienti dall’Europa occidentale, troveranno la strada verso oriente bloccata dall’anticiclone. Queste perturbazioni insisteranno con molte nubi ed intense precipitazioni sopra la nostra penisola, le aree più a rischio piogge abbondanti saranno quelle prossime al mare, ancora caldo e pieno d’energia da cedere alle perturbazioni, e quelle con rilievi montuosi che potranno subire un incidenza perpendicolare delle correnti perturbate con conseguente amplificazione, per effetto stau, delle precipitazioni. Attualmente pensiamo che, per quanto riguarda l’Appennino settentrionale, i settori più a rischio siano quelli a ridosso del Ponente Ligure
Naturalmente ci auguriamo che le nostre ipotesi non vengano confermate nei prossimi giorni, ci impegniamo comunque a fornire puntuali aggiornamenti sull’evoluzione atmosferica prevista per inizio novembre con particolare attenzione verso le aree più a rischio.
 
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