La neve in Appennino tarderà ancora ad arrivare ma le prospettive sono buone
Il Vortice Polare durante questa seconda metà dell’autunno 2011 sta mantenendo un livello di attività piuttosto elevato, un comportamento quindi ben diverso rispetto all’autunno 2010 od a quello del 2009 quando i notevoli disturbi ed un evidente rallentamento ne avevano fortemente limitato il consueto ricompattamento e raffreddamento tardo autunnale.
Le conseguenze più dirette di questa circolazione atmosferica sono un andamento poco ondulato delle westerlies (le correnti occidentali che scorrono tra i 35° ed i 60°C), la loro accelerazione sull’area euro atlantica e quindi la difficoltà da parte delle perturbazioni atlantiche di raggiungere in maniera diretta e senza particolari ostacoli l’Italia. Per questi motivi negli ultimi giorni abbiamo osservato l’affermazione di una robusta alta pressione sull’Europa centro orientale con sistemi depressionari in entrata sul bacino del mar Mediterraneo costretti a transitare verso oriente a latitudini meridionali. Nubi e precipitazioni si sono concentrate sulla Sardegna, sulla Sicilia e sulle regioni meridionali mentre il centro nord Italia è rimasto pressoché a secco.
Probabilmente questa situazione non si sbloccherà a breve, bisogna però considerare che l’attuale limitata ondulazione delle correnti corrisponde anche ad una ridotta discesa di masse d’aria fredda verso sud ed un più completo raffreddamento del Circolo Polare Artico. In prospettiva “nevosa” potremo quindi avere maggiore disponibilità di aria fredda quando, durante l’inverno, il Vortice Polare subirà un naturale rallentamento dando luogo alle prime marcate e più durature ondulazioni in grado di produrre delle serie irruzioni di aria fredda nel comparto euro mediterraneo.
Questa “riserva” di aria fredda a latitudini polari è ancor più auspicabile se, come propongono alcuni dei maggiori centri di elaborazione di modelli climatici, durante l’inverno 2011/2012 prevarranno le irruzioni di aria fredda da nord est, piuttosto favorevoli per abbondanti nevicate su gran parte della dorsale appenninica.
Image Tornando all’evoluzione atmosferica prevista sul più breve periodo possiamo stabilire come anche nelle prossime 48 ore sarà l’Appennino meridionale ad essere maggiormente interessato da nubi e piogge di una certa consistenza, mentre l’Appennino centro settentrionale assisterà solo ad un temporaneo transito di nubi con scarse precipitazioni.
Il sistema depressionario in transito sul bacino centrale del mar Mediterraneo seguirà infatti una traiettoria piuttosto meridionale, il centro di bassa pressione nella giornata odierna si sposterà dalle isole Baleari occidentali fin sopra la Sardegna, nella serata di domani mercoledì 23 novembre raggiungerà, indebolito, la Sicilia dove stazionerà fino a venerdì 25 novembre quando si esaurirà completamente.
Tra giovedì 24 e venerdì 25 novembre il cielo tornerà sereno o poco nuvoloso solo sui settori liguri e tosco emiliani mentre sul resto della dorsale appenninica centro settentrionale il miglioramento favorito dall’indebolimento del sistema depressionario risulterà solo parziale tanto che persisterà una consistente nuvolosità soprattutto sui settori orientali. Sull’Appennino meridionale ancora cielo molto nuvoloso o coperto con piogge sparse, più frequenti sui settori calabro lucani. Temperature generalmente stazionarie, venti ancora sostenuti orientali.
Durante il prossimo fine settimana con il completo esaurimento dell’area di bassa pressione sul sud Italia ed il veloce passaggio di una perturbazione atlantica a nord delle Alpi, assisteremo ad un più deciso miglioramento sull’Appennino meridionale dove il cielo tornerà sereno o poco nuvoloso. Ancora molte nubi sull’Appennino centro settentrionale anche se, con le correnti che da orientali diverranno occidentali, i maggiori addensamenti si concentreranno sui versanti tirrenici piuttosto che su quelli adriatici. Per il resto scarso rischio precipitazioni e temperature in lieve calo.
A partire da lunedì 28 novembre pressione atmosferica in moderato aumento anche se le correnti prevalenti resteranno quelle umide occidentali con conseguente persistenza di nuvolosità addossata all’Appennino, specie sui settori centro settentrionali