Per nevicate consistenti dovremo attendere la seconda metà di dicembre
Le interconnessioni tra le principali variabili climatiche, dalla persistenza del fenomeno della Nina sull’oceano Pacifico meridionale alla ripresa dell’intensità dell’attività solare passando per le anomalie superficiali dell’oceano Atlantico, attualmente determinano una sostanziale accelerazione del Vortice Polare troposferico. La corrente a getto nord atlantica limita quindi le ondulazioni, gli scambi termici nord - sud e di conseguenza gli affondi perturbati sul continente europeo dove regnano gli anticicloni. Situazione diametralmente opposta rispetto agli ultimi due inizi d’inverno quando il Vortice Polare, notevolmente disturbato, risultò piuttosto rallentato ed in grado di produrre marcate ondulazioni responsabili delle frequenti ed intense perturbazioni tra novembre e dicembre e delle corpose irruzioni di aria fredda registrate sulla nostra penisola di metà dicembre. Naturalmente ciò implica anche un notevole raffreddamento a latitudini artiche dove anche la copertura dei ghiacci marini quest’anno risulta essere decisamente maggiore rispetto agli ultimi anni.
Questo situazione, probabilmente, si prolungherà per gran parte del mese di dicembre durante il quale i tentativi di discesa di latitudine del flusso perturbato risulteranno, per l’Italia, poco consistenti con perturbazioni generalmente fugaci ed avare di precipitazioni. Una possibile svolta verso un clima invernale caratterizzato da corpose irruzioni di aria fredda è attesa, anche se non con certezza assoluta durante il periodo delle feste natalizie, più verosimilmente nei primi giorni di gennaio 2011. Probabilmente, infatti, a fine mese di dicembre un fisiologico rallentamento del Vortice Polare potrebbe essere ulteriormente agevolato dal notevole disturbo prodotto da rapidi riscaldamenti in ambito stratosferico. La decelerazione del Vortice Polare significherà una maggiore presenza di ampi ondulazioni del getto quindi marcati scambi termici nord-sud e corpose discese di aria fredda sull’Europa.
Nel frattempo però, non escludiamo del tutto fasi favorevoli a qualche nevicata in Appennino. Oltre alla possibilità che un fugace fronte freddo nord atlantico possa seguire una traiettoria più meridionale con maggiori effetti precipitativi lungo l’Appennino, rimane anche l’eventualità di una retrogressione di aria fredda continentale diretta sul bacino centrale del mar Mediterraneo. Quest’ultima ipotesi, seppur attualmente poco probabile, potrebbe realizzarsi nel caso in cui l’asse del Vortice Polare tendesse ad assumere una forma ellittica ed una particolare disposizione tra l’oceano Atlantico e l’Artico siberiano.
Image Nei prossimi tre o quattro giorni comunque, nulla di questo accadrà, anzi, nelle prossime ore è atteso un generale miglioramento atmosferico per l’allontanamento verso oriente della perturbazione atlantica che sta attraversando l’Italia e contemporaneamente per l’avanzamento da occidente dell’alta pressione atlantica. Nella giornata odierna rasserenamenti prima sull’Appennino settentrionale, poi su quello centrale e da domani mercoledì 7 dicembre anche sulla dorsale appenninica meridionale. Le correnti occidentali saranno temporaneamente sostituite da correnti più fredde settentrionali con contemporaneo calo delle temperature ed attenuazione dei venti.
Da giovedì 8 dicembre torneranno le correnti occidentali, anche intense, ma inserite in una circolazione prevalentemente anticiclonica quindi con scarsa presenza di nubi lungo la dorsale appenninica, temperature in aumento e venti occidentali sostenuti. Le nubi torneranno tra il pomeriggio di venerdì 9 e soprattutto nel fine settimana quando il flusso perturbato nord atlantico tornerà a scendere leggermente di latitudine riproponendo sull’Italia una situazione del tutto simile a quella avuta nelle ultime 72 ore. Le temperature varieranno di poco, rimanendo su valori prossimi o leggermente superiori alle medie del periodo.
Perturbazioni un po’ più sostanziose potrebbero interessare l’Italia tra il 15 dicembre ed i giorni a ridosso del Natale ma ancora è presto per valutarne in maniera sufficientemente attendibile gli effetti lungo la dorsale appenninica.