Cansano, il borgo d’Abruzzo tra Majella, silenzi e memoria che non si dimentica (screenshot Instagram @parcomaiella) - Meteoappennino.it
Lungo la salita che da Sulmona porta verso Campo di Giove, c’è un punto in cui il paesaggio cambia ritmo e un piccolo borgo abruzzese comincia a farsi ricordare prima ancora di essere raggiunto.
È Cansano, paese raccolto a circa 835 metri di quota, affacciato sulla Valle Peligna e stretto al respiro poderoso della Majella, che qui non è soltanto una montagna ma una presenza continua, quasi domestica. Le case sembrano proteggersi a vicenda, i vicoli seguono la roccia e il vento accompagna ogni passo con una discrezione che rende questo luogo diverso da molti altri borghi d’Italia.
Ciò che colpisce non è l’effetto da cartolina costruita per il visitatore, ma la sensazione di trovarsi dentro un paese che ha attraversato davvero il tempo. Cansano ha conosciuto partenze, trasformazioni, ferite e lunghi silenzi. Un tempo contava oltre duemila abitanti, oggi ne conserva poche centinaia, ma la memoria di chi è partito resta impressa nelle pietre, nelle case, nei racconti tramandati e in un’atmosfera che rende tutto più intenso. Qui il passato non è decorazione: è ancora parte del paesaggio.
Cosa vedere a Cansano
Uno dei luoghi più sorprendenti è il Parco Archeologico di Ocriticum, poco fuori dal centro abitato, in località Tavuto. È un’area che racconta una storia molto antica, fatta di passaggi, culti e presenze che hanno lasciato tracce ancora leggibili. Restano i basamenti di edifici sacri sorti tra età italica e romana, con una semplicità che rende il sito ancora più affascinante. Qui non ci sono ricostruzioni spettacolari o scenografie artificiali, ma pietre, silenzio e il senso concreto di un luogo che per secoli ha avuto un ruolo importante lungo le vie dell’Appennino.
Nel cuore del borgo merita attenzione il Museo dell’Emigrazione, ospitato nell’ex chiesa di San Rocco. È uno spazio che unisce due anime di Cansano: da una parte i reperti provenienti da Ocriticum, dall’altra le storie di chi ha lasciato il paese tra Otto e Novecento per cercare lavoro lontano, spesso in America o nel Nord Europa. Fotografie, documenti, lettere e oggetti restituiscono il senso di una comunità che si è dispersa senza mai recidere davvero il legame con le sue origini.
Camminando nel borgo vecchio, tra scale, muri di pietra e passaggi stretti, emerge la parte più autentica del paese. I resti del castello e delle strutture difensive raccontano una storia antica, ma sono soprattutto alcune case abbandonate, le porte socchiuse, gli interni vuoti e la vegetazione che si insinua tra le pietre a lasciare un’impressione forte. Anche la chiesa di San Nicola di Bari e quella di San Salvatore aiutano a leggere l’identità del luogo, fatta di devozione, ricostruzioni dopo il terremoto e memoria collettiva custodita con discrezione.
Cosa fare tra natura e lentezza
Per vivere davvero Cansano serve accettare un altro passo, più lento e più attento. Il paese è dentro il Parco Nazionale della Majella e da qui partono percorsi che attraversano faggete, altopiani e valloni capaci di restituire un’immagine dell’Abruzzo ancora ruvida e potente. È il posto giusto per chi cerca cammini, silenzi e una natura che non fa da sfondo ma diventa presenza dominante. Sapere che in questi boschi si muovono il lupo appenninico e l’orso bruno marsicano cambia anche il modo di guardare il paesaggio.
Un’esperienza particolarmente suggestiva è anche quella legata alla storica ferrovia detta Transiberiana d’Italia, che attraversa questo tratto d’Appennino e aggiunge al viaggio una dimensione quasi sospesa. Poi ci sono le feste locali, i momenti comunitari, i sapori della tradizione e quella sensazione rara di entrare in un paese che non cerca di intrattenere, ma di restare fedele a se stesso. Ed è proprio questo a renderlo così convincente.
Come arrivare e perché vale il viaggio
Cansano si trova in provincia dell’Aquila, tra Sulmona e Campo di Giove, in una posizione che lo rende facilmente raggiungibile in auto lungo la strada che risale la Valle Peligna. Il tragitto è breve ma molto scenografico, con curve, aperture improvvise e scorci che accompagnano già l’ingresso nel territorio della Majella. Chi preferisce può arrivare anche con i collegamenti pubblici da Sulmona o sfruttare la stazione di Cansano Ocriticum lungo la linea storica ferroviaria.
Alla fine, più che un semplice borgo da visitare, Cansano è un luogo da attraversare con attenzione. Non offre la folla, non rincorre mode e non si piega a un turismo veloce. In cambio lascia qualcosa che molti posti più celebri non riescono a dare: una sensazione di verità, di rapporto diretto con la montagna, con la memoria e con il tempo. Ed è proprio per questo che, una volta andati via, continua davvero a restare addosso.
