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Ciclone sull’Italia, venti e tempeste ovunque: i radar sono chiari, andrà via da questo giorno

Ciclone sull'Italia, venti e tempeste ovunque: i radar sono chiari, andrà via da questo giorno - meteoappennino.it

L’atmosfera sopra il Mediterraneo ha smesso di negoziare. Quello che i modelli matematici avevano ipotizzato giorni fa si è materializzato in una configurazione barica di rara violenza, con un profondo minimo di pressione che sta letteralmente risucchiando aria fredda dalle latitudini artiche verso il centro della Penisola.

Non si tratta della solita perturbazione passeggera, ma di un vero e proprio sistema ciclonico strutturato, capace di generare venti di burrasca che in queste ore stanno superando i 100 km/h sulle coste tirreniche e in Sardegna. Le immagini satellitari mostrano una classica “virgola” di nubi che avvolge l’Italia, un segnale inequivocabile di un sistema in piena maturazione energetica che non risparmia quasi nessuna regione.

La dinamica è da manuale della meteorologia estrema: l’irruzione di aria polare marittima, scontrandosi con le acque del mare ancora relativamente miti, ha innescato una ciclogenesi esplosiva. Il barometro è sceso verticalmente, toccando valori che solitamente si riscontrano durante le tempeste atlantiche più severe.

Ciclone sull’Italia, venti e tempeste ovunque: cosa aspettarci

Questo dislivello pressorio è il motore principale dei venti di Maestrale e Libeccio che stanno sferzando i litorali, rendendo i collegamenti marittimi proibitivi e mettendo a dura prova le infrastrutture costiere. Un dettaglio che spesso sfugge alle cronache principali, ma ben noto agli operatori portuali, è come la combinazione di bassa pressione e vento forte provochi il fenomeno delle salsezedini concentrate: il sale nebulizzato viene trasportato per chilometri verso l’interno, depositandosi sugli isolatori elettrici e rischiando di causare micro-blackout locali per corto circuito, ben prima che cadano rami o tralicci.

Ciclone sull’Italia, venti e tempeste ovunque: cosa aspettarci – meteoappennino.it

Mentre le piogge colpiscono con intensità il versante tirrenico e il Sud, la neve ha fatto la sua comparsa a quote insolitamente basse al Nord e lungo la dorsale appenninica. La peculiarità di questo evento non è solo l’intensità, ma la velocità di propagazione del fronte freddo. Esiste un’intuizione, forse poco ortodossa tra i previsori più conservatori, che vede in questi eventi non tanto un ritorno dell’inverno tradizionale, quanto una violenta redistribuzione della massa termica: il sistema non sta “portando freddo”, sta evacuando il calore accumulato dal Mediterraneo in un’unica, brutale espirazione atmosferica. È come se il bacino avesse bisogno di un reset meccanico per allinearsi alla stagione, utilizzando il ciclone come una valvola di sfogo cinetica.

I radar meteorologici, che tracciano in tempo reale le precipitazioni, evidenziano nuclei temporaleschi particolarmente attivi tra Lazio, Campania e Calabria, dove il rischio di nubifragi resta elevatissimo per tutta la giornata. Tuttavia, la domanda che tutti si pongono riguarda la durata di questa fase critica. Le proiezioni indicano che il ciclone inizierà a perdere mordente a partire dalla serata di venerdì, spostando il suo baricentro verso i Balcani. Sabato il maltempo sarà ancora presente con strascichi sul basso Adriatico e al Sud, ma la spinta propulsiva della tempesta sarà esaurita.

La giornata della svolta definitiva sarà domenica, quando il promontorio di alta pressione tornerà a distendersi sul bacino centrale del Mediterraneo. Il vento calerà bruscamente e le temperature, pur rimanendo frizzanti, inizieranno una lenta risalita nei valori massimi. Resta però aperta la ferita di un territorio che, tra mareggiate e carichi nevosi improvvisi, si ritrova ancora una volta a fare i conti con la fragilità di un equilibrio climatico sempre più spostato verso gli estremi.

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