Arriva alla tredicesima edizione, Il titolo di “Borgo dei Borghi 2026”: è una fotografia precisa di ciò che oggi attira davvero chi viaggia dentro il Paese.
A vincere è Cingoli, nelle Marche, una scelta che non sorprende chi conosce questo borgo sospeso tra storia e paesaggio. Dall’alto delle sue mura, quasi intatte, lo sguardo si apre fino all’Adriatico nelle giornate limpide. Non è solo una questione di bellezza: è quella sensazione di equilibrio tra passato e quotidianità che rende certi luoghi più “vivibili” che visitabili.
Cingoli non è il classico borgo-cartolina costruito per i turisti. È un centro che mantiene una sua autenticità, con vicoli che non cercano di piacere ma semplicemente esistono, con ritmi lenti e una dimensione ancora legata alla vita reale. I monumenti raccontano un passato importante, ma senza diventare scenografia.
Questo, negli ultimi anni, sta facendo la differenza. Sempre più persone cercano luoghi così: meno affollati, meno costruiti, più veri.
Il podio e le sorprese della classifica
Subito dietro troviamo Arenzano, che conferma quanto la Liguria continui a essere centrale nell’immaginario dei borghi italiani. Terzo posto per Zungoli, nell’entroterra irpino, uno di quei luoghi che fino a pochi anni fa restavano fuori dai grandi flussi turistici.
La classifica poi si allarga e diventa ancora più interessante: San Fele e San Nicola Arcella confermano la forza del Sud, mentre Canossa riporta al centro la storia più profonda del Paese.
Non manca il Nord-Est con Spilimbergo, ma è interessante vedere anche la presenza del Lazio con Nemi, che continua a vivere tra turismo di prossimità e identità locale.

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La top ten si chiude con Lucignano e Realmonte, due realtà molto diverse ma accomunate da un elemento: il rapporto diretto con il territorio. Colline nel primo caso, mare nel secondo, ma sempre con una dimensione che resta accessibile.
Scorrendo la seconda parte della classifica emergono altri nomi meno noti ma altrettanto significativi: Villalago, Baselga di Pinè, Castellaro Lagusello e Sadali.
Chiudono la lista Villar San Costanzo, Battaglia Terme, Passignano sul Trasimeno, Guardialfiera, Margherita di Savoia e infine Châtillon.
Perché questa classifica conta più di prima
Negli ultimi anni, il successo del “Borgo dei Borghi” è cambiato. Non è più solo una gara tra località belle: è diventato un indicatore di come si muove il turismo interno.
Chi viaggia oggi cerca esperienze più semplici, più dirette, meno filtrate. I grandi centri restano, ma cresce l’interesse per luoghi dove il tempo sembra scorrere in modo diverso. E questa classifica, anno dopo anno, intercetta proprio quel cambiamento.
Alla fine, più che una graduatoria, resta una mappa aperta. Non dice dove andare davvero, ma suggerisce dove potrebbe valere la pena fermarsi anche solo per qualche ora, senza programmi troppo rigidi. E forse è proprio questo il punto: non scegliere il borgo migliore, ma quello giusto nel momento giusto.








